Coalizione tarsale: quanto è affidabile la risonanza magnetica? (e quando può sostituire la TC)

    18 febbraio 2026
    2 min di lettura
    Coalizione tarsale: quanto è affidabile la risonanza magnetica? (e quando può sostituire la TC)

    In ambulatorio capita spesso un copione simile: “Ha sempre avuto il piede un po’ piatto, ma adesso si lamenta. E si storta spesso”. Oppure: “Non riesce più a fare sport come prima, dice che la caviglia è rigida”. Quando il dolore del retropiede si associa a una riduzione della mobilità della sottoastragalica, la coalizione tarsale entra subito tra le ipotesi principali.

    Per anni, nella pratica quotidiana, la TC è stata considerata l’esame “più sicuro” per confermare la diagnosi: definisce bene i ponti ossei e chiarisce l’anatomia. Il problema è duplice. Primo: non tutte le coalizioni sono completamente ossificate, soprattutto nelle fasi iniziali. Secondo: nei bambini e negli adolescenti il sintomo dominante è spesso il dolore, e il dolore non dipende solo dalla “presenza” della coalizione, ma anche da fenomeni associati (edema osseo, reazioni da sovraccarico, impingement, sofferenza dei tessuti molli). Da qui la domanda concreta: la risonanza magnetica può essere affidabile quanto la TC?

    Uno studio recente pubblicato su European Radiology ha affrontato proprio questo punto, misurando l’accuratezza diagnostica della risonanza magnetica nel riconoscere le coalizioni tarsali. Gli autori riportano una sensibilità cumulativa del 95,8% e una specificità del 94,3%, con un accordo tra diversi operatori quasi perfetto. [1] Sono numeri che, pur con i limiti inevitabili di uno studio retrospettivo, spostano l’asticella: la risonanza non è solo un esame “utile se vuoi vedere altro”, ma un test con prestazioni elevate anche per la diagnosi in sé.

    Il vero vantaggio pratico, però, non è soltanto la conferma della coalizione. È la possibilità di ottenere, con un solo esame, due informazioni che spesso servono entrambe: la presenza (o assenza) della coalizione e i reperti associati che aiutano a spiegare i sintomi. [1] Nella vita reale, questo può fare la differenza soprattutto nei casi in cui il quadro clinico è “da dolore” più che “da deformità”: ragazzi con distorsioni ripetute, dolore nel seno del tarso o al retropiede, limitazione funzionale durante lo sport, e radiografie non conclusive.

    Non significa che la TC sparisca. Restano situazioni in cui una definizione ossea millimetrica è utile, ad esempio nella pianificazione preoperatoria o quando la risonanza non è accessibile in tempi ragionevoli. Il messaggio, però, è chiaro: nel sospetto ragionato di coalizione tarsale, la risonanza magnetica può essere considerata un esame di prima scelta, perché è accurata e, allo stesso tempo, “allarga” l’inquadramento clinico senza esposizione a radiazioni. [1]

    Disclaimer

    Questo contenuto è informativo e non sostituisce una valutazione medica. In presenza di dolore persistente, zoppia, rigidità del piede o distorsioni ripetute, è prudente una visita specialistica.

    Riferimenti

    [1] Marth AA, et al. How accurate is MRI for diagnosing tarsal coalitions? A retrospective diagnostic accuracy study. European Radiology. 2024. PMID: 37855854.

    PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37855854/

    Full text (PMC): https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11126476/

    Dott. Daniele Priano

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