Fratture del collo femorale in età pediatrica: placca o viti? Una revisione sistematica prova a spostare l’ago della bilancia

    19 gennaio 2026
    3 min di lettura
    Fratture del collo femorale in età pediatrica: placca o viti? Una revisione sistematica prova a spostare l’ago della bilancia

    In ortopedia pediatrica ci sono fratture che vediamo spesso e fratture che vediamo poco ma che, quando arrivano, richiedono lucidità: il collo femorale è una di queste. Il motivo è semplice: qui non stiamo solo “riparando un osso”, stiamo proteggendo la vascolarizzazione della testa femorale e una cartilagine di accrescimento che può segnare la traiettoria di crescita dell’anca.

    In ambulatorio capita che, dopo la fase acuta, la domanda diventi: “Qual è la scelta di fissazione più sicura?” Non è una domanda banale, perché nel collo femorale pediatrico la stabilità meccanica, la qualità della riduzione e l’aggressività dell’approccio chirurgico si intrecciano con un rischio biologico che conosciamo bene: la necrosi avascolare.

    Oggi analizziamo questo articolo

    Chen Y-P, et al. Plate Versus Screw Fixation in Treating Pediatric Femoral Neck Fractures: A Systematic Review. J Pediatr Orthop. 2026 Jan 14. DOI: 10.1097/BPO.0000000000003207. PMID: 41532397. [1]

    PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41532397/

    DOI: https://doi.org/10.1097/BPO.0000000000003207

    Che cosa hanno fatto gli autori (in breve)

    Gli autori hanno condotto una revisione sistematica cercando su PubMed, EMBASE, Cochrane Library e Google Scholar studi che riportassero outcome di fratture del collo femorale pediatriche trattate con placca o con viti. Gli outcome considerati sono stati una valutazione funzionale (criteri di Ratliff) e le principali complicanze post-operatorie. [1]

    Il risultato è un insieme di 31 studi per un totale di 950 casi: numeri importanti, per un problema che non ha volumi “da trauma comune”. [1]

    Il cuore del messaggio: funzione simile, complicanze diverse

    La prima cosa interessante è quasi “tranquillizzante”: i criteri funzionali di Ratliff risultano comparabili tra placca e viti. [1]

    Ma poi arriva la parte che, nella vita reale, pesa più della scala funzionale: la placca si associa a una riduzione dell’incidenza di necrosi avascolare e di chiusura fisaria precoce rispetto alle viti. [1]

    È un segnale coerente con l’idea (non sempre facile da dimostrare) che, in certe fratture, una stabilità più robusta e un controllo migliore del focolaio possano tradursi in meno complicanze biologiche. Detto così sembra lineare; nella pratica sappiamo che i fattori confondenti sono molti (riduzione, timing, energia del trauma, pattern, età, peso). Proprio per questo una revisione che “vede” la direzione dell’associazione merita attenzione, anche se non ci consegna una verità assoluta.

    Il prezzo da pagare: coxa vara

    Nella stessa revisione emerge un possibile trade-off: la coxa vara risulta “lievemente più frequente” nel gruppo placca. [1]

    Al contrario, non-union e discrepanza di lunghezza vengono riportate come simili tra i due gruppi. [1]

    Questo è un passaggio che mi piace perché evita l’illusione della tecnica perfetta: ogni scelta ha un profilo rischio-beneficio e, soprattutto, dipende da come la applichiamo (riduzione, impianto, controllo dell’asse).

    I sottogruppi che contano davvero (Delbet III/IV e fratture scomposte)

    Il dato più “spendibile” è quello dei sottogruppi: nei pazienti con fratture Delbet III/IV e nelle fratture scomposte, la placca riduce il rischio di necrosi avascolare e di discrepanza di lunghezza rispetto alle viti. [1]

    Questa è la parte che, nel confronto tra colleghi, cambia il tono della discussione: non “placca sempre”, ma “placca più spesso quando il quadro è instabile o a rischio”.

    Una vignetta clinica (generica)

    Immaginiamo un adolescente che arriva dopo un trauma con frattura del collo femorale scomposta. Riduzione ottenuta con fatica ma accettabile. In quel momento il ragionamento non è solo “chiudere la frattura”, ma minimizzare i rischi a 6–12 mesi e oltre. In casi così, poter dire che una revisione sistematica associa la placca a minore rischio di necrosi avascolare e chiusura fisaria, proprio nei pattern scomposti/Delbet III-IV, aiuta a costruire una scelta più solida e più spiegabile. [1]

    Cosa rimane aperto

    Gli stessi autori classificano l’evidenza come Level III: è una review di studi retrospettivi e serie, quindi non elimina l’eterogeneità né sostituisce gli RCT (che qui sono difficili da realizzare). [1]

    Il valore pratico, però, è chiaro: quando il rischio biologico è alto, la stabilità e il controllo del focolaio potrebbero contare più della “minimal invasiveness” fine a sé stessa.

    Disclaimer: contenuto informativo, non sostituisce una valutazione clinica individuale.

    Riferimenti

    [1] Chen Y-P, Lin C-H, Hong C-K, Yao S-H, Chen C-H. Plate Versus Screw Fixation in Treating Pediatric Femoral Neck Fractures: A Systematic Review. J Pediatr Orthop. 2026 Jan 14. DOI: 10.1097/BPO.0000000000003207. PMID: 41532397.

    PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41532397/ — DOI: https://doi.org/10.1097/BPO.0000000000003207

    Dott. Daniele Priano

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