È una frase che sento ripetere continuamente: “Dottore, ha dolori della crescita”. A volte la dice il genitore, a volte arriva già come etichetta dopo un passaggio dal pediatra o dal pronto soccorso. Il problema non è che l’espressione sia “vietata”: il problema è che, se la usiamo come scorciatoia, rischiamo due errori opposti. Da una parte allarmare inutilmente famiglie per un disturbo benigno e frequente; dall’altra liquidare come “crescita” un dolore che invece ha caratteristiche non compatibili e va inquadrato meglio.
La letteratura recente ha messo un punto importante: non esiste un’unica definizione condivisa di “dolori della crescita” e negli studi vengono usati criteri, valutazioni e outcome molto diversi tra loro. [1] Questo spiega perché, nella pratica, ci troviamo spesso in una zona grigia: la stessa frase viene usata per descrivere situazioni cliniche non sempre sovrapponibili.
Cosa vuol dire, in concreto, per chi ha un figlio che lamenta dolore alle gambe?
Il quadro “classico” che di solito è benigno
Nella vita quotidiana, i dolori che più spesso rientrano in un pattern compatibile con “dolori della crescita” hanno alcune caratteristiche ricorrenti:
• compaiono la sera o di notte, spesso dopo una giornata attiva;
• interessano entrambe le gambe (non sempre, ma spesso);
• non danno gonfiore evidente, non arrossano e non scaldano l’articolazione;
• al mattino il bambino torna a muoversi bene e non zoppica.
Uno studio prospettico su bambini in età prescolare in Danimarca ha raccolto i sintomi con un metodo molto “real life” (messaggi ai genitori ogni due settimane) e mette in evidenza proprio la necessità di criteri chiari per evitare confusione con altre diagnosi. [2] È un messaggio utile: se il quadro è coerente e il bambino durante il giorno sta bene, spesso bastano rassicurazione, osservazione e qualche indicazione pratica.
Quando invece la parola “crescita” è una bandierina rossa
Qui voglio essere netto. Ci sono situazioni in cui il dolore alle gambe non dovrebbe essere archiviato come “dolori della crescita” senza una valutazione:
• dolore sempre nello stesso punto, soprattutto se è localizzato su un osso o su un’articolazione;
• dolore che peggiora progressivamente o che sveglia tutte le notti;
• zoppia al mattino o difficoltà a camminare durante il giorno;
• gonfiore, rossore, calore articolare;
• febbre, calo di peso, stanchezza marcata o riduzione dell’appetito;
• dolore dopo un trauma che non migliora in tempi ragionevoli;
• dolore associato a debolezza, formicolii o alterazioni neurologiche.
Questi segnali non significano automaticamente qualcosa di grave, ma sono proprio il tipo di elementi che rendono prudente un inquadramento clinico: visita, eventuali esami ematici o imaging, e follow-up programmato.
Un equivoco frequente: “dolori della crescita” e gambe irrequiete
La review recente pubblicata su BMJ Open sottolinea un altro aspetto che vediamo spesso: nella letteratura vengono mescolate categorie diverse di dolore ricorrente agli arti inferiori, incluse situazioni in cui sono presenti caratteristiche sovrapponibili alla sindrome delle gambe senza riposo (restless legs). [1] Tradotto: se il bambino descrive fastidio alle gambe con bisogno di muoverle, soprattutto la sera, e questo disturba il sonno, il ragionamento può essere diverso rispetto al classico dolore “post attività”. Vale la pena segnalarlo al pediatra, perché l’approccio cambia.
Cosa puoi fare a casa, senza medicalizzare tutto
Se il quadro è compatibile con un dolore benigno e intermittente:
• annota per 2–3 settimane quando compare (sera/notte?), quanto dura, se è bilaterale, e se al mattino il bambino è normale;
• nei picchi di dolore, massaggio leggero e calore moderato possono aiutare;
• se necessario, un analgesico pediatrico secondo indicazione del pediatra (qui vale la regola semplice: non improvvisare dosaggi).
Se invece c’è uno dei segnali di allarme, meglio non aspettare “che passi da solo”: è proprio in quei casi che una valutazione tempestiva evita giri inutili dopo.
Disclaimer
Questo contenuto è informativo e non sostituisce una visita. Se tuo figlio ha zoppia, dolore persistente, gonfiore, febbre o peggioramento progressivo, è prudente una valutazione clinica.
Riferimenti
[1] Smith M, Pacey V, Davies LM, Coventry J, Ilhan E, Williams CM. Assessments, diagnostic criteria and outcome measures for growing pains and persistent pain in the presence of restless leg syndrome in children: a scoping review. BMJ Open. 2025;15(12):e101989. doi:10.1136/bmjopen-2025-101989.
PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41338633/
[2] Hestbæk L, Lücking A, Jensen ST. Growing pains in Danish preschool children: a descriptive study. Sci Rep. 2024;14:3956. doi:10.1038/s41598-024-54570-3.
PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38368453/
