Congenital Pseudarthrosis of the Tibia: What the Literature Says Today About Union, Refracture, and Management of Sequelae

    April 1, 2026
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    Congenital Pseudarthrosis of the Tibia: What the Literature Says Today About Union, Refracture, and Management of Sequelae

    This article has been automatically translated from Italian. The original content may have nuances not fully captured by the translation.

    La pseudoartrosi congenita di tibia è una diagnosi che non permette scorciatoie: richiede di tenere insieme biologia e meccanica, e di ragionare “per tappe”, non per singolo intervento. Anche quando si ottiene l’unione iniziale, il rischio vero è che l’osso non regga nel tempo: la rifrattura e le sequele (deformità, instabilità di caviglia, dismetria) sono spesso ciò che determina la qualità di vita a distanza.

    Una review ampia e molto aggiornata pubblicata nel 2025 su JBJS Reviews riassume bene l’impianto concettuale moderno: la CPT è fortemente associata a neurofibromatosi tipo 1 (NF1) e a un ambiente biologico sfavorevole, in cui la periostosi/hamartoma fibroso e le alterazioni cellulari favoriscono un ciclo di non-union e rifratture [1]. Le classificazioni radiografiche (Andersen, Boyd, Crawford, Paley, ecc.) rimangono utili soprattutto come linguaggio comune e per inquadrare prognosi e timing, ma la scelta terapeutica reale si gioca su alcuni nodi ricorrenti: stabilità del segmento, qualità dei monconi, coinvolgimento della fibula e controllo dell’asse [1].

    Il problema non è “solo” unione: è unione

    senza rifrattura

    Storicamente, molte tecniche hanno riportato percentuali di unione discrete ma con un punto debole costante: la rifrattura nel follow-up. Questo tema è centrale anche nell’articolo di Paley del 2019, che ragiona esplicitamente su come aumentare la “robustezza” meccanica dell’arto ricostruito: non basta far saldare due monconi sottili, serve aumentare la sezione resistente e proteggere il segmento nel tempo [2].

    È proprio su questo razionale che si inserisce il concetto di cross-union tibia–perone: creare deliberatamente una “barra” ossea tra tibia e perone per aumentare la sezione complessiva e ridurre la probabilità che, sotto carico, il segmento ricostruito ceda di nuovo [2][3]. La tecnica è complessa e non si presta a semplificazioni, ma la letteratura disponibile (per quanto non randomizzata) ha riportato risultati molto forti sul punto che più ci interessa: la rifrattura.

    Uno studio retrospettivo pubblicato su PMC (39 pseudoartrosi in 36 pazienti) descrive il protocollo di cross-union con resezione dell’hamartoma, innesto osseo, supporto intramidollare (inclusi chiodi telescopici), e adiuvanti (nel protocollo includono zoledronato e BMP-2). In quella serie viene riportata unione tibiale e cross-union tibia–perone in tutti i casi, e soprattutto assenza di rifratture nel follow-up riportato (fino a circa 7 anni) [3]. Nella stessa coorte vengono descritti problemi “di percorso” non banali — ad esempio migrazione/“pull-through” del Fassier-Duval attraverso la fisi, con necessità di gestione in fase di revisione programmata — che non compromettono necessariamente l’esito finale ma ricordano quanto sia un trattamento a lungo termine, non un singolo atto chirurgico [3].

    La review JBJS del 2025 colloca la cross-union tra le opzioni che hanno modificato la prognosi della CPT negli ultimi anni, pur sottolineando che la letteratura è ancora eterogenea e basata su centri con expertise molto elevata [1]. Questo è un punto chiave: risultati eccellenti in mani esperte non si traducono automaticamente in “standard universale” senza una curva di apprendimento, una selezione accurata e una rete di follow-up solida.

    TEN/ESIN, Ilizarov, chiodi telescopici, innesto vascolarizzato: dove si collocano oggi?

    La letteratura contemporanea tende a ragionare per combinazioni più che per tecniche “pure”. Storicamente, fissatori circolari tipo Ilizarov e innesto di perone vascolarizzato sono state strategie importanti; in molti percorsi moderni rimangono strumenti utili, soprattutto quando bisogna correggere deformità, gestire accorciamenti, controllare l’asse o quando i monconi sono particolarmente atrofici [1].

    Sul fronte del supporto intramidollare, l’uso di sistemi telescopici (come il Fassier-Duval) viene spesso integrato nei protocolli ricostruttivi per mantenere supporto durante la crescita e ridurre la vulnerabilità a rifrattura. Ci sono anche lavori pratici che discutono criticità tecniche delle revisioni e della rimozione, proprio perché la CPT impone spesso re-interventi programmati lungo la crescita [4]. In altre parole: anche quando la strategia è “corretta”, il follow-up è parte della cura tanto quanto l’intervento.

    Farmaci: utili, ma non “la soluzione”

    BMP e bisfosfonati ricorrono spesso nella letteratura, ma la review JBJS del 2025 è prudente: i risultati sono non uniformi, e la terapia farmacologica da sola non sembra ribaltare l’ambiente biologico sfavorevole della CPT, soprattutto nella CPT associata a NF1 [1]. Più che “farmaci miracolosi”, vengono descritti come possibili adiuvanti in protocolli complessi dove la stabilità meccanica e la radicalità della resezione dell’hamartoma restano determinanti [1][2].

    Un messaggio pratico che la letteratura converge a sostenere

    Se si guarda all’insieme delle fonti recenti, il messaggio che ritorna è coerente:

    • La stabilità meccanica a lungo termine è il vero driver contro la rifrattura, non solo l’unione iniziale [1–3].

    • La gestione del perone non è un dettaglio: influenza asse, stabilità e comportamento meccanico globale del segmento [1–3].

    • I protocolli più “robusti” sono spesso quelli che aumentano la sezione resistente (cross-union) e mantengono un supporto intramidollare protettivo durante la crescita [1–3].

    • Le complicanze e gli interventi secondari (revisione, correzioni assiali, gestione dismetria) sono frequenti e vanno messi in conto fin dall’inizio come parte del percorso [1][3][4].

    Limiti dell’evidenza e cosa resta aperto

    Nonostante i progressi, va riconosciuto che l’evidenza di livello più alto è difficile da ottenere in una patologia rara come la CPT. Gran parte della letteratura più “incisiva” deriva da serie retrospettive di centri specialistici, con protocolli molto strutturati e risultati spesso eccellenti ma non sempre riproducibili ovunque [1][3]. Inoltre, anche quando l’unione è stabile, le sequele (dismetria, deformità, problemi di caviglia/piede) restano una fonte di morbidità a medio-lungo termine e un’area in cui la letteratura è più frammentata [1][3].

    In sintesi: oggi la CPT non è più una “sentenza” come veniva descritta in passato, ma resta una patologia che richiede strategia, esperienza e follow-up lungo tutta la crescita. La direzione della letteratura recente è chiara: unione sì, ma soprattutto unione che regge — cioè una ricostruzione capace di resistere al rischio di rifrattura.

    Disclaimer

    Questo contenuto è informativo e non sostituisce una valutazione clinica individuale.

    Riferimenti

    [1] Al Ramlawi A, Chenard SW, Sidani M, Herzenberg JE, Schoenecker JG, McClure PK. Congenital Pseudarthrosis of the Tibia: A Comprehensive Literature Review. JBJS Rev. 2025;13(6). doi:10.2106/JBJS.RVW.25.00035. PMID: 40472164.

    PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40472164/

    [2] Paley D. Congenital pseudarthrosis of the tibia: biological and biomechanical considerations to achieve union and prevent refracture. J Child Orthop. 2019;13(2):120-133. doi:10.1302/1863-2548.13.180147. PMID: 30996736. PMCID: PMC6442511.

    PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30996736/

    PMC full text: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6442511/

    [3] Paley D, et al. Cross-Union Surgery for Congenital Pseudarthrosis of the Tibia. (Studio retrospettivo; full text su PMC). PMID: 34202921. PMCID: PMC8303361.

    PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34202921/

    PMC full text: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8303361/

    [4] McClure PK, Franzone JM, Herzenberg JE. Challenges with Fassier-Duval rod exchanges in congenital pseudarthrosis of the tibia: explant roadblock and solution. J Pediatr Orthop B. 2022;31(1):e95-e100. doi:10.1097/BPB.0000000000000907. PMID: 34380988.

    PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34380988/

    Dott. Daniele Priano

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