Venous Thromboembolism in Pediatric Orthopedics: Low Risk, But Not Equal Across Age, Puberty, and Clinical Picture

    February 25, 2026
    5 min read
    Venous Thromboembolism in Pediatric Orthopedics: Low Risk, But Not Equal Across Age, Puberty, and Clinical Picture

    This article has been automatically translated from Italian. The original content may have nuances not fully captured by the translation.

    Nella pratica quotidiana, il tromboembolismo venoso (TEV) in ortopedia pediatrica resta un tema scomodo: raro, ma non trascurabile. Proprio perché gli eventi sono pochi, è facile oscillare tra due estremi opposti: trattarlo come una complicanza quasi teorica, oppure applicare in modo eccessivo schemi pensati per l’adulto. La letteratura degli ultimi anni, invece, sta andando in una direzione più utile: non tanto cercare una regola unica, quanto capire meglio in quali pazienti il rischio cambia davvero. [1][2][4]

    La revisione sistematica di Boulet e colleghi è un buon punto di partenza, e secondo me va letta proprio così. Gli autori hanno incluso 70 studi (845.010 pazienti) e confermano che il TEV in ortopedia pediatrica è, nel complesso, un evento raro: incidenza mediana globale dello 0,16%. Il dato che sposta davvero l’attenzione è un altro: nelle infezioni muscoloscheletriche l’incidenza mediana sale al 3,5%, quindi con un ordine di grandezza completamente diverso rispetto alla chirurgia elettiva standard. [1]

    Questo risultato è coerente con quello che molti vedono in reparto: il bambino sano operato in elezione non è lo stesso paziente dell’adolescente con trauma maggiore o del ragazzo ricoverato per infezione osteoarticolare, infiammazione sistemica e immobilizzazione. Ed è proprio qui che la review di Boulet è utile: non fornisce una “ricetta”, ma mette numeri solidi a una percezione clinica diffusa. [1]

    Detto questo, per ragionare bene su pubertà, maturità scheletrica e peso del paziente, la review di Boulet da sola non basta. Va integrata.

    Una seconda revisione sistematica, pubblicata su JBJS Open Access (Mulpuri et al.), arriva a un messaggio molto simile sul rischio complessivo (circa 16,6 eventi ogni 10.000 pazienti ortopedici pediatrici), ma aggiunge un dettaglio centrale: tra i fattori di rischio più frequentemente analizzati ricorrono età, sesso, obesità/indice di massa corporea, tipo di intervento e catetere venoso centrale. Inoltre, nelle casistiche traumatiche il rischio risulta più alto rispetto ai contesti elettivi. [2]

    Il punto interessante, qui, è che l’età non è solo una variabile anagrafica: nella pratica è spesso un surrogato di pubertà e maturità biologica. E infatti le raccomandazioni ICM-VTE pediatriche (consensus internazionale) lo dichiarano in modo esplicito: nella letteratura pediatrica il concetto di “maturità scheletrica” viene spesso approssimato con l’età cronologica, con termini come adolescenza o pubertà usati in modo intercambiabile. In quel documento il messaggio è chiaro: sotto una certa soglia (prepuberi) non ha senso parlare di profilassi farmacologica routinaria; sopra, soprattutto dai 13 anni in su e in presenza di altri fattori, la valutazione cambia. [4]

    Questo è un passaggio importante anche dal punto di vista terminologico, perché evita equivoci. Oggi la letteratura sulla TEV in ortopedia pediatrica non ci dà criteri raffinati basati su età ossea, Risser, Sanders o altri indicatori di maturità scheletrica. Parla soprattutto di età cronologica e di adolescenza. Quindi, se vogliamo essere rigorosi, dobbiamo dire che la maturità scheletrica entra nel ragionamento clinico, ma nei grandi studi è quasi sempre rappresentata indirettamente dall’età, non misurata in modo specifico. [2][4]

    Sul “peso specifico” del paziente (in senso clinico: obesità, carico di comorbidità, gravità del caso) il discorso è altrettanto rilevante. Il lavoro di Mets et al. su oltre 81.000 interventi ortopedici pediatrici mostra un’incidenza post-operatoria dello 0,07%, ma identifica con chiarezza alcuni fattori associati a TEV: età 16–18 anni, classe ASA più alta, trasfusione preoperatoria, artrotomia e frattura di femore. È un dato che, al netto dei limiti dei database, ci riporta su un principio molto concreto: il rischio non dipende da una sola etichetta (“bambino” vs “adolescente”), ma dal peso complessivo del caso. [3]

    L’obesità merita un capitolo a parte. Non sempre emerge come fattore indipendente in tutte le analisi, ma compare con regolarità tra i fattori considerati, insieme a età, tipo di chirurgia e catetere venoso centrale, ed è ormai parte della stratificazione del rischio nelle sintesi più aggiornate. In pratica, non è un interruttore “sì/no”, ma un elemento che aumenta la soglia di attenzione, soprattutto se si somma ad altri fattori (trauma, immobilizzazione, infezione, accesso venoso centrale, chirurgia maggiore). [2][4]

    C’è poi un punto che negli ultimi lavori è diventato molto difficile da ignorare: il rischio cresce in modo evidente nell’adolescente traumatizzato. Anche studi più recenti su fratture degli arti inferiori trattate chirurgicamente mostrano una differenza netta tra bambini e adolescenti, con incidenze più alte nelle fratture femorali e del bacino/anca. [5] Non è una novità assoluta, ma rafforza l’idea che età/pubertà, sede della lesione e intensità del trauma debbano entrare nello stesso ragionamento clinico.

    Se provo a sintetizzare in chiave pratica, la letteratura recente ci sta spingendo verso una posizione meno ideologica e più adulta (in senso metodologico):

    non profilassi farmacologica universale, ma neppure sottovalutazione sistematica. Il vero salto di qualità è distinguere bene i profili di rischio.

    In altre parole:

    • il bambino piccolo, sano, in chirurgia elettiva breve, mobilizzato presto, resta in una fascia di rischio molto bassa;

    • l’adolescente (specie se post-pubere), con trauma maggiore, frattura di femore/bacino, infezione muscoloscheletrica, obesità o altri fattori associati, è un’altra categoria clinica. [1][2][3][4][5]

    È qui che la letteratura è più convincente. Non ci chiede di trattare tutti allo stesso modo; ci chiede di smettere di considerare il TEV pediatrico come un blocco unico.

    Disclaimer

    Questo contenuto è informativo e non sostituisce una valutazione clinica individuale.

    Riferimenti

    [1] Boulet M, Langlais T, Pelet S, Belzile É, Forsythe C. Incidence of venous thromboembolism in pediatric orthopedics: A systematic review. Orthop Traumatol Surg Res. 2025;111(3):103830. doi:10.1016/j.otsr.2024.103830. PMID: 38336248.

    PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38336248/

    DOI: https://doi.org/10.1016/j.otsr.2024.103830

    [2] Mulpuri N, Sanborn RM, Pradhan P, Miller PE, Canizares MF, Shore BJ. Pediatric Orthopaedic Venous Thromboembolism: A Systematic Review Investigating Incidence, Risk Factors, and Outcome. JBJS Open Access. 2024;9(1):e23.00107. doi:10.2106/JBJS.OA.23.00107. PMID: 38188190.

    PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38188190/

    Journal: https://journals.lww.com/jbjsoa/fulltext/2024/03000/pediatric_orthopaedic_venous_thromboembolism__a.3.aspx

    [3] Mets EJ, Pathak N, Galivanche AR, McLynn RP, Frumberg DB, Grauer JN. Risk Factors for Venous Thromboembolism in Children Undergoing Orthopedic Surgery. Orthopedics. 2022;45(1):31-37. doi:10.3928/01477447-20211124-06. PMID: 34846239.

    PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34846239/

    DOI: https://doi.org/10.3928/01477447-20211124-06

    [4] Recommendations from the ICM-VTE: Pediatric. The Journal of Bone and Joint Surgery. 2022. Consensus statements on pediatric orthopaedic VTE risk and prophylaxis (including age/puberty thresholds and the use of chronological age as proxy for skeletal maturity in much of the literature).

    Journal page: https://journals.lww.com/jbjsjournal/fulltext/2022/03161/recommendations_from_the_icm_vte__pediatric.7.aspx

    [5] Risk of venous thromboembolism in pediatric and adolescent patients undergoing surgical treatment of lower-extremity fractures. The Journal of Bone and Joint Surgery. 2025. Large matched analysis showing higher VTE risk in adolescents vs children, especially in femoral and pelvic/hip fractures.

    Journal page: https://journals.lww.com/jbjsjournal/fulltext/2025/06040/risk_of_venous_thromboembolism_in_pediatric.1.aspx

    Dott. Daniele Priano

    Concerned about your child?

    If you recognize any of these signs in your child, a specialist assessment can give you clarity. I see children at Gaetano Pini and CTO institutes in Milan.

    5.0·Google & MioDottore
    Book a private visit

    Related Conditions

    We use technical cookies and, with your consent, aggregated statistics (Google Analytics, anonymized IP, no profiling/remarketing). Privacy Policy