Guided Growth in Pediatric Knees: PETS or 8-Plates? Why Faster Correction Isn't Always the Best Choice

    May 2, 2026
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    Guided Growth in Pediatric Knees: PETS or 8-Plates? Why Faster Correction Isn't Always the Best Choice

    This article has been automatically translated from Italian. The original content may have nuances not fully captured by the translation.

    Nel guided growth del ginocchio pediatrico siamo tutti attratti da una promessa semplice: correggere meglio, correggere prima, correggere con meno morbilità. È comprensibile. Quando abbiamo davanti un bambino o un adolescente con genu valgo o genu varo progressivo, la finestra di crescita non è infinita. Il tempo conta. Però, proprio perché il tempo conta, rischiamo di sovraccaricare un solo parametro: la velocità di correzione.

    Il lavoro di Gupta e colleghi, pubblicato online nel 2026 sul Journal of Pediatric Orthopaedics, affronta esattamente questo tema: confrontare l’efficacia delle PETS — Percutaneous Epiphysiodesis using Transphyseal Screws, cioè epifisiodesi percutanea con viti transfisarie — rispetto alle tension band plates, le classiche placche a 8, nella correzione delle deformità coronali del ginocchio in pazienti scheletricamente immaturi [1].

    Gli autori hanno eseguito una revisione sistematica su PubMed, Embase e Web of Science, includendo studi dal 2004 al gennaio 2025. Da 603 lavori identificati, sono stati inclusi 13 studi: 8 non comparativi e 5 comparativi. La qualità metodologica è stata valutata con ROBINS-I e MINORS, e la meta-analisi ha confrontato le velocità di correzione di mLDFA, MPTA e MAD [1].

    Il dato principale è abbastanza chiaro, ma va letto con attenzione. Le PETS risultano efficaci, con velocità di correzione riportate per mLDFA tra 0,64 e 1,3°/mese, per MPTA tra 0,52 e 0,86°/mese, e per MAD tra 1,3 e 3 mm/mese [1]. Nel confronto con le placche, la direzione dell’effetto favorisce le PETS: correzione più rapida per mLDFA, MPTA e MAD. Però la significatività statistica non viene raggiunta in modo robusto: mLDFA arriva al limite, MPTA e MAD restano non significativi. Anche nell’analisi dei soli pazienti idiopatici la tendenza rimane, ma senza una differenza statisticamente definitiva [1].

    Quindi il messaggio corretto non è “le PETS sono superiori”. È più sfumato: le PETS sembrano correggere più rapidamente, ma la letteratura disponibile non basta ancora per dire che debbano sostituire le placche a 8 come scelta standard.

    Questo è il punto che, personalmente, trovo più interessante. Io uso abitualmente le placche a 8, e resto piuttosto cauto davanti all’idea che la rapidità sia, da sola, un motivo sufficiente per cambiare strategia. Non perché le PETS non siano una tecnica valida. Anzi, il razionale è forte: tecnica percutanea, impianto semplice, correzione efficiente. Il problema è un altro: nel guided growth non stiamo solo “spingendo” una deformità verso la correzione. Stiamo cercando di intercettare il momento giusto, evitare ipercorrezione, controllare il rebound, scegliere quando rimuovere l’impianto e lasciare una crescita residua gestibile.

    Una seconda meta-analisi, pubblicata nel 2025 su BMC Musculoskeletal Disorders, rafforza il tema ma non lo chiude. In quel lavoro sono stati inclusi 5 studi comparativi per 473 fisi. Gli autori riportano una correzione angolare più rapida con PETS rispetto alle tension band plates, con una differenza media complessiva di 0,17°/mese; nel sottogruppo femorale la differenza era 0,21°/mese a favore delle PETS, e anche la correzione del MAD risultava più rapida [2]. È un dato favorevole alle PETS, certo. Ma anche qui parliamo di studi comparativi non randomizzati, con popolazioni e indicazioni non perfettamente sovrapponibili [2].

    Ecco perché, secondo me, il dibattito vero dovrebbe spostarsi. Non basta chiedere: “quale impianto corregge più velocemente?”. La domanda più utile è: “quale impianto mi dà la correzione più prevedibile per quel bambino, con quel residuo di crescita, quella deformità e quel margine di errore?”

    Le placche a 8 hanno un difetto evidente: possono essere più lente. Ma nella pratica offrono anche una certa gradualità, una dinamica che molti chirurghi conoscono bene, una rimozione generalmente familiare e un comportamento che, pur non essendo perfetto, è entrato nel nostro modo di programmare controlli e timing. Questo non le rende automaticamente migliori. Le rende, però, più “leggibili” per chi le usa spesso.

    Le PETS, al contrario, sono attraenti proprio perché sembrano più efficienti. Ma l’efficienza può diventare un’arma a doppio taglio se la finestra di controllo è stretta. In un adolescente vicino alla fine della crescita, una correzione più rapida può essere un vantaggio enorme. In un bambino più piccolo, o in una deformità in cui la previsione è già difficile, la rapidità potrebbe rendere più delicato il timing della rimozione. Questo è un ragionamento clinico, non una conclusione definitiva della letteratura: ma è esattamente il tipo di cautela che questi studi, secondo me, dovrebbero stimolare.

    Un altro aspetto poco risolto è il rebound. Molti lavori sul guided growth misurano molto bene la velocità di correzione, ma meno bene ciò che succede dopo: perdita parziale della correzione, necessità di nuova procedura, comportamento diverso tra femore e tibia, differenze tra idiopatici, metabolici, sindromici o post-traumatici. Eppure, nella vita reale, il risultato non è la radiografia nel giorno della rimozione. Il risultato è l’asse che rimane accettabile nel tempo.

    Il merito del paper di Gupta non è chiudere il discorso. È aprirlo nel modo giusto. Le PETS sono una tecnica credibile, efficace e probabilmente più rapida in molte situazioni. Ma le placche a 8 restano una soluzione solida, conosciuta e ancora molto difendibile. Oggi, sulla base della letteratura disponibile, non vedo un motivo sufficiente per dire che una debba sostituire l’altra in modo sistematico.

    Se dovessi sintetizzare il messaggio in una frase sola, direi così: nel guided growth pediatrico, correggere più rapidamente è interessante; correggere in modo prevedibile, controllabile e stabile nel tempo è ancora più importante.

    Disclaimer

    Questo contenuto è informativo e non sostituisce una valutazione clinica individuale.

    Riferimenti

    [1] Gupta R, Sriwastwa A, Low D, Patel S, Jain V, Parikh SN. Systematic Review of the Effectiveness of Transphyseal Screws for Correction of Coronal Plane Knee Deformities and Meta-analysis of Comparative Studies With Tension Band Plates. J Pediatr Orthop. 2026 Mar 18. doi:10.1097/BPO.0000000000003238. PMID: 41848372.

    [2] Sabry AO, Genedy MKA, Abouelwafa S, Khalil AA, Mady O, Mostafa N, Elsayed RAA, Elbarbary H, Hegazy M, Abdelgawad A. Percutaneous epiphysiodesis transphyseal screw versus tension-band plating as hemiepiphysiodesis in treating coronal angular knee deformities: a systematic review and meta-analysis of comparative studies. BMC Musculoskelet Disord. 2025;26:355. doi:10.1186/s12891-025-08540-z. PMID: 40217231.

    Dott. Daniele Priano

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