Nel guided growth del ginocchio pediatrico la velocità di correzione è importante, soprattutto quando la crescita residua è limitata. Non è però l’unico parametro utile per scegliere tra PETS e tension band plates: contano anche prevedibilità, timing della rimozione, rischio di ipercorrezione e rebound.
Il lavoro di Gupta e colleghi, pubblicato online nel 2026 sul Journal of Pediatric Orthopaedics, affronta esattamente questo tema: confrontare l’efficacia delle PETS — Percutaneous Epiphysiodesis using Transphyseal Screws, cioè epifisiodesi percutanea con viti transfisarie — rispetto alle tension band plates, le classiche placche a 8, nella correzione delle deformità coronali del ginocchio in pazienti scheletricamente immaturi [1].
Gli autori hanno eseguito una revisione sistematica su PubMed, Embase e Web of Science, includendo studi dal 2004 al gennaio 2025. Da 603 lavori identificati, sono stati inclusi 13 studi: 8 non comparativi e 5 comparativi. La qualità metodologica è stata valutata con ROBINS-I e MINORS, e la meta-analisi ha confrontato le velocità di correzione di mLDFA, MPTA e MAD [1].
Le PETS mostravano in generale una correzione più rapida. Le PETS risultano efficaci, con velocità di correzione riportate per mLDFA tra 0,64 e 1,3°/mese, per MPTA tra 0,52 e 0,86°/mese, e per MAD tra 1,3 e 3 mm/mese [1]. Nel confronto con le placche, la direzione dell’effetto favorisce le PETS: correzione più rapida per mLDFA, MPTA e MAD. Però la significatività statistica non viene raggiunta in modo robusto: mLDFA arriva al limite, MPTA e MAD restano non significativi. Anche nell’analisi dei soli pazienti idiopatici la tendenza rimane, ma senza una differenza statisticamente definitiva [1].
La letteratura disponibile suggerisce quindi una maggiore velocità con le PETS, senza dimostrare in modo definitivo una superiorità complessiva rispetto alle placche a 8.
Nella mia pratica uso abitualmente le placche a 8 e non cambierei strategia sulla sola base della velocità. Le PETS sono una tecnica valida e il loro razionale è forte, ma la scelta deve tenere conto anche del momento dell’intervento, del residuo di crescita, del rischio di ipercorrezione e del rebound.
Una seconda meta-analisi, pubblicata nel 2025 su BMC Musculoskeletal Disorders, rafforza il tema ma non lo chiude. In quel lavoro sono stati inclusi 5 studi comparativi per 473 fisi. Gli autori riportano una correzione angolare più rapida con PETS rispetto alle tension band plates, con una differenza media complessiva di 0,17°/mese; nel sottogruppo femorale la differenza era 0,21°/mese a favore delle PETS, e anche la correzione del MAD risultava più rapida [2]. È un dato favorevole alle PETS, certo. Ma anche qui parliamo di studi comparativi non randomizzati, con popolazioni e indicazioni non perfettamente sovrapponibili [2].
Per la scelta dell’impianto guarderei quindi alla prevedibilità della correzione in quel singolo bambino, oltre che alla sua velocità.
Le placche a 8 hanno un difetto evidente: possono essere più lente. Ma nella pratica offrono anche una certa gradualità, una dinamica che molti chirurghi conoscono bene, una rimozione generalmente familiare e un comportamento che, pur non essendo perfetto, è entrato nel nostro modo di programmare controlli e timing. Questo non le rende automaticamente migliori. Le rende, però, più “leggibili” per chi le usa spesso.
Le PETS, al contrario, sono attraenti proprio perché sembrano più efficienti. Ma l’efficienza può diventare un’arma a doppio taglio se la finestra di controllo è stretta. In un adolescente vicino alla fine della crescita, una correzione più rapida può essere un vantaggio enorme. In un bambino più piccolo, o in una deformità in cui la previsione è già difficile, la rapidità potrebbe rendere più delicato il timing della rimozione. Questo è un ragionamento clinico, non una conclusione definitiva della letteratura: ma è esattamente il tipo di cautela che questi studi, secondo me, dovrebbero stimolare.
Un altro aspetto poco risolto è il rebound. Molti lavori sul guided growth misurano molto bene la velocità di correzione, ma meno bene ciò che succede dopo: perdita parziale della correzione, necessità di nuova procedura, comportamento diverso tra femore e tibia, differenze tra idiopatici, metabolici, sindromici o post-traumatici. Eppure, nella vita reale, il risultato non è la radiografia nel giorno della rimozione. Il risultato è l’asse che rimane accettabile nel tempo.
Le PETS sono una tecnica efficace e probabilmente più rapida in molte situazioni. Le placche a 8 restano comunque una soluzione solida e ben conosciuta. Con i dati disponibili non vedo un motivo per sostituire sistematicamente una tecnica con l’altra: età, crescita residua, sede della deformità e familiarità del chirurgo continuano a orientare la scelta.
Disclaimer
Questo contenuto è informativo e non sostituisce una valutazione clinica individuale.
Riferimenti
[1] Gupta R, Sriwastwa A, Low D, Patel S, Jain V, Parikh SN. Systematic Review of the Effectiveness of Transphyseal Screws for Correction of Coronal Plane Knee Deformities and Meta-analysis of Comparative Studies With Tension Band Plates. J Pediatr Orthop. 2026 Mar 18. doi:10.1097/BPO.0000000000003238. PMID: 41848372.
[2] Sabry AO, Genedy MKA, Abouelwafa S, Khalil AA, Mady O, Mostafa N, Elsayed RAA, Elbarbary H, Hegazy M, Abdelgawad A. Percutaneous epiphysiodesis transphyseal screw versus tension-band plating as hemiepiphysiodesis in treating coronal angular knee deformities: a systematic review and meta-analysis of comparative studies. BMC Musculoskelet Disord. 2025;26:355. doi:10.1186/s12891-025-08540-z. PMID: 40217231.
