Chirurgia del Piede Piatto: percorso post-operatorio dopo artrorisi sottoastragalica
Percorso post-operatorio nelle quattro varianti chirurgiche più frequenti del piede piatto flessibile dell’età evolutiva — artrorisi endosenotarsica, esosenotarsica, artrorisi con allungamento del tendine d’Achille e artrorisi con asportazione dell’osso accessorio (scafoide accessorio) — con particolare attenzione alla mobilizzazione precoce attiva e passiva del piede e della caviglia.
Mobilizzazione attiva e passiva dal 2° giorno · Stampelle fino alla rimozione punti (~2 settimane) · Corsa e salti dopo 45 giorni · Sport a 2 mesi (3 mesi se allungamento del tendine d’Achille)
Questi documenti sono ipotesi di protocollo a scopo informativo ed educativo: non sostituiscono la prescrizione riabilitativa del singolo caso. Tempi, carichi e progressioni vanno sempre adattati al paziente, al tipo di lesione, alla tecnica chirurgica utilizzata e all’andamento clinico, in collaborazione tra chirurgo ortopedico, fisioterapista ed eventualmente fisiatra. La progressione è guidata dai criteri oggettivi raggiunti, non solo dal calendario.
L’intervento per il piede piatto flessibile dell’età evolutiva più utilizzato è l’artrorisi sottoastragalica: una vite (o un impianto dedicato) viene posizionata a livello del seno del tarso, lo spazio virtuale compreso fra astragalo e calcagno, per limitare il collasso del retropiede in valgo-pronazione e ricreare l’arco plantare. Non è una “raddrizzatura meccanica” definitiva: l’impianto agisce come un blocco propriocettivo che riorienta il carico, mentre il piede impara progressivamente a lavorare nella nuova posizione.
Proprio per questo la riabilitazione conta quanto la chirurgia. Il messaggio centrale di questo percorso è la mobilizzazione precoce, attiva e passiva, del piede e della caviglia: già dal secondo giorno, e comunque appena il dolore lo consente, l’articolazione tibio-tarsica e le dita vanno mosse in tutta l’escursione disponibile. Muovere presto riduce l’edema perché la pompa muscolo-venosa del polpaccio torna a funzionare, previene le aderenze cicatriziali attorno al seno del tarso, mantiene il trofismo dei muscoli intrinseci del piede e limita la rigidità della sottoastragalica, che è la complicanza funzionale più frequente e più fastidiosa dopo questo intervento.
La mobilizzazione va intesa in due modi complementari. La mobilizzazione attiva è quella che il bambino esegue da solo: flesso-estensione della caviglia, circonduzioni orarie e antiorarie, movimento delle dita, presa dell’asciugamano. La mobilizzazione passiva è quella eseguita dal genitore o dal fisioterapista (o dal paziente stesso con una cintura): si accompagna dolcemente l’articolazione fino a fine corsa senza provocare dolore, soprattutto in dorsiflessione, dove la retrazione del tricipite surale tende a recuperare terreno. Le due cose non si escludono: la passiva guadagna l’escursione, l’attiva la stabilizza e la rende utilizzabile nel cammino.
Il percorso cambia in funzione della tecnica utilizzata. Nell’artrorisi endosenotarsica la vite è alloggiata nel seno del tarso: nelle prime 72 ore il carico va limitato a pochi metri, con arto elevato e ghiaccio, poi si cammina con due stampelle. Nell’artrorisi esosenotarsica la vite passa attraverso il calcagno: il carico assistito con stampelle è concesso subito dopo la dimissione. Quando all’artrorisi si associa l’allungamento del tendine d’Achille (indicato quando esiste una vera brevità del tricipite surale che impedisce la dorsiflessione a ginocchio esteso) si confeziona uno stivaletto gessato per circa 30 giorni ed è la guarigione del tendine a dettare i tempi; l’intervento è di solito eseguito un piede alla volta. Quando si associa l’asportazione di un osso accessorio (scafoide accessorio doloroso) il gesso è più breve, in genere 15 giorni.
Un’informazione che è bene dare alla famiglia prima ancora dell’intervento: nei primi mesi il bambino può camminare in modo “strano”, appoggiando sul margine esterno del piede. Non è un errore chirurgico né un segno di ipercorrezione: è l’adattamento fisiologico a un retropiede che non collassa più medialmente. Si risolve spontaneamente con il tempo e con gli esercizi, e non richiede plantari correttivi salvo diversa indicazione.
Questo documento è un’ipotesi di protocollo. I tempi indicati sono orientativi e la progressione va sempre adattata al singolo paziente dal chirurgo che ha eseguito l’intervento, insieme al fisioterapista e/o al fisiatra.
Parametri chiave
- Carico — artrorisi endosenotarsica
- Prime 72 ore: solo pochi metri, si consiglia carrozzina o passeggino, piede elevato e ghiaccio. Dal 3° giorno cammino con 2 stampelle fino alla rimozione dei punti (circa 2 settimane), poi cammino libero.
- Carico — artrorisi esosenotarsica
- Cammino con 2 stampelle già dalla dimissione, piede elevato e ghiaccio nei primi giorni; abbandono delle stampelle alla rimozione dei punti (circa 2 settimane).
- Carico — artrorisi + allungamento Achille
- Cammino con 2 stampelle appoggiando il piede, stivaletto gessato con scarpa da gesso per circa 30 giorni; cammino libero dopo la rimozione del gesso. Intervento di solito su un piede alla volta.
- Carico — artrorisi + osso accessorio
- Cammino con 2 stampelle appoggiando il piede, stivaletto gessato per circa 15 giorni; alla rimozione di gesso e punti, cammino regolare.
- Mobilizzazione attiva
- Dal 2° giorno (o dalla rimozione del gesso nelle varianti gessate): flesso-estensione e circonduzioni della caviglia in entrambi i sensi, movimento delle dita, alfabeto con il piede. 20 secondi di movimento continuo x 10 volte al giorno.
- Mobilizzazione passiva
- Dal 2° giorno: allungamento statico del tricipite con la cintura dell’accappatoio a ginocchio esteso, 30 secondi x 10 ripetizioni al giorno; mobilizzazione dolce di caviglia e dita eseguita dal genitore, senza dolore.
- Ferita chirurgica
- Non bagnare fino alla rimozione dei punti (circa 2 settimane). Se il cerotto si stacca, sostituirlo medicando con disinfettante a base di iodo-povidone.
- Corsa e salti
- Vietati per i primi 45 giorni dopo artrorisi isolata. Ripresa graduale dopo il 45° giorno, con cammino normale e assenza di dolore.
- Ritorno allo sport
- Attività sportiva a circa 2 mesi dopo artrorisi isolata; almeno 2 mesi (in pratica 2-3 mesi) quando è stato allungato il tendine d’Achille, sempre con dorsiflessione recuperata e appoggio simmetrico.
- Tutore notturno
- Solo nella variante con allungamento del tendine d’Achille: stecca gessata notturna per ulteriori 30 giorni dopo la rimozione del gesso, per mantenere la lunghezza ottenuta.
Artrorisi endosenotarsica e esosenotarsica: cosa cambia nel post-operatorio
Entrambe le tecniche posizionano una vite per sostenere il retropiede, ma la sede dell’impianto cambia il modo in cui si può caricare nei primissimi giorni. La mobilizzazione precoce, attiva e passiva, resta invece identica e obbligatoria in entrambi i casi.
| Endosenotarsica (vite nel seno del tarso) | Esosenotarsica (vite nel calcagno) | |
|---|---|---|
| Carico nelle prime 72 ore | Sconsigliato oltre pochi metri: carrozzina o passeggino, piede elevato e ghiaccio. | Cammino con 2 stampelle consentito già dalla dimissione, con elevazione e ghiaccio nei primi giorni. |
| Stampelle | Dal 3° giorno fino alla rimozione dei punti (circa 2 settimane). | Dalla dimissione fino alla rimozione dei punti (circa 2 settimane). |
| Inizio degli esercizi | Dal 2° giorno: mobilizzazione attiva e passiva di caviglia e dita. | Dal 2° giorno: mobilizzazione attiva e passiva di caviglia e dita. |
| Gesso | Non previsto nella procedura isolata. | Non previsto nella procedura isolata. |
| Corsa e salti | Vietati per 45 giorni. | Vietati per 45 giorni. |
| Cammino sul bordo esterno | Possibile per qualche mese: adattamento fisiologico alla correzione. | Possibile per qualche mese: adattamento fisiologico alla correzione. |
Nelle varianti associate cambiano soprattutto i tempi: con allungamento del tendine d’Achille si porta uno stivaletto gessato per circa 30 giorni (più stecca notturna per altri 30 giorni, sport dopo almeno 2 mesi); con asportazione dell’osso accessorio il gesso dura circa 15 giorni.
La linea del tempo del carico
Le tappe in sintesi
- Giorno 2Inizio mobilizzazione attiva e passiva del piede
- Giorno 3Cammino con 2 stampelle (endosenotarsica)
- 2 settimaneRimozione punti, lavaggio ferita, cammino senza stampelle
- 15-30 giorniRimozione del gesso nelle varianti con osso accessorio o allungamento dell’Achille
- 3-4 settimaneRinforzo del piede, propriocezione, elastici
- 45 giorniRipresa di corsa e salti
- 2 mesiRitorno allo sport
- 18-36 mesiEventuale rimozione della vite di artrorisi
Le fasi del percorso
Fase 1 — Prime 72 ore: edema, dolore e protezione della ferita
Giorni 0-3
Obiettivi
- •Controllare gonfiore e dolore
- •Proteggere la ferita chirurgica e l’impianto
- •Iniziare il movimento delle dita e la contrazione del polpaccio
Cosa si fa
- •Arto elevato sopra il livello del cuore quando si è seduti o sdraiati, il più possibile nelle prime 72 ore
- •Borsa del ghiaccio (mai a contatto diretto con la pelle) 15-20 minuti, 4-6 volte al giorno
- •Artrorisi endosenotarsica: evitare tragitti superiori a pochi metri; per gli spostamenti usare carrozzina o passeggino
- •Artrorisi esosenotarsica: cammino con 2 stampelle già consentito, limitando comunque i tragitti ai bisogni essenziali
- •Varianti con gesso (allungamento Achille, osso accessorio): cammino con 2 stampelle appoggiando il piede gessato con la scarpa da gesso
- •Movimento attivo delle dita del piede e contrazioni isometriche del polpaccio (pompa venosa) più volte al giorno, anche dentro il gesso
- •Analgesia secondo prescrizione, con la regola di anticipare il dolore prima delle mobilizzazioni
Restrizioni e precauzioni
- •Non bagnare la ferita né il gesso
- •Non appoggiare a pieno carico senza stampelle
- •Non rimuovere il cerotto se non è necessario; se si stacca, medicare con iodo-povidone
Criteri per passare alla fase successiva
- ☐Dolore controllato con la terapia prescritta
- ☐Gonfiore in riduzione con elevazione e ghiaccio
- ☐Ferita asciutta, senza secrezione
Nota per il fisioterapista
In questa fase il fisioterapista istruisce la famiglia: elevazione, ghiaccio, uso corretto delle stampelle e movimento delle dita. Nessuna manovra forzata sul piede.
Fase 2 — Mobilizzazione precoce attiva e passiva
Dal 2°-3° giorno alla rimozione dei punti (circa 2 settimane)
Obiettivi
- •Recuperare l’escursione di caviglia in flessione ed estensione e la rotazione del piede
- •Prevenire aderenze e rigidità della sottoastragalica
- •Mantenere il trofismo dei muscoli intrinseci del piede
- •Camminare in sicurezza con due stampelle
Cosa si fa
- •MOBILIZZAZIONE ATTIVA (il bambino da solo): flesso-estensione della caviglia e circonduzioni prima in senso orario poi antiorario, movimento dolce, ampio e completo — 20 secondi di movimento, 10 volte al giorno
- •Alfabeto con il piede: “scrivere” le lettere nell’aria con l’alluce, 1-2 alfabeti 2-3 volte al giorno
- •MOBILIZZAZIONE PASSIVA (con la cintura dell’accappatoio, seduti a terra a ginocchio esteso): cintura alla base delle dita, trazione dolce verso di sé fino a sentire la tensione sul tendine, senza dolore — 30 secondi, 10 ripetizioni al giorno
- •Mobilizzazione passiva assistita dal genitore: una mano stabilizza il tallone, l’altra accompagna il piede in dorsiflessione, plantiflessione e leggera inversione/eversione, sempre entro il limite del dolore
- •Mobilità e presa: arricciare un asciugamano con le dita, afferrare e spostare piccoli oggetti (biglie, tappi) e riporli in un contenitore — 5 minuti al giorno, in forma di gioco
- •Cammino con 2 stampelle secondo la variante chirurgica, con appoggio del tallone e rullata il più fisiologica possibile
- •Varianti gessate: la mobilizzazione riguarda dita, ginocchio e anca; il programma completo di caviglia inizia alla rimozione del gesso
Restrizioni e precauzioni
- •Nessuna manovra dolorosa: il dolore è il limite della mobilizzazione, non un obiettivo
- •Vietati corsa, salti e attività sportiva
- •Ferita e gesso asciutti
Criteri per passare alla fase successiva
- ☐Dorsiflessione attiva e passiva in progressivo miglioramento rispetto al giorno precedente
- ☐Dita mobili e in grado di afferrare l’asciugamano
- ☐Cammino con stampelle senza zoppia antalgica marcata
- ☐Ferita in via di guarigione, senza segni di infezione
Nota per il fisioterapista
È la fase chiave del protocollo: la finestra in cui si guadagna (o si perde) l’escursione articolare. Meglio 10 sedute brevi al giorno che una sola lunga.
Fase 3 — Rimozione dei punti, abbandono delle stampelle e ripresa del cammino
Da circa 2 settimane (variante Achille: dopo la rimozione del gesso, circa 30 giorni; osso accessorio: circa 15 giorni)
Obiettivi
- •Camminare regolarmente senza ausili
- •Completare il recupero dell’escursione articolare
- •Riattivare la muscolatura del polpaccio e del tibiale posteriore
Cosa si fa
- •Dopo la rimozione dei punti si può lavare la ferita, abbandonare le stampelle e camminare regolarmente
- •Prosecuzione quotidiana della mobilizzazione attiva e passiva della caviglia e dello stretching con cintura
- •Stretching dinamico con elastico (tipo TheraBand) ancorato a un supporto fisso: movimenti contro resistenza in dorsiflessione, plantiflessione, inversione ed eversione — 15 movimenti per direzione, ogni giorno, aumentando la resistenza quando l’esercizio diventa facile
- •Variante con allungamento del tendine d’Achille: stretching achilleo dedicato al muro (ginocchio esteso e ginocchio flesso) e stecca gessata notturna per ulteriori 30 giorni
- •Esercizi di presa e mobilità delle dita mantenuti come gioco quotidiano
- •Bicicletta e nuoto (a ferita chiusa e cicatrizzata) come attività aerobiche a basso impatto
Restrizioni e precauzioni
- •Corsa e salti vietati fino a 45 giorni dall’intervento (artrorisi isolata)
- •Evitare terreni molto irregolari e giochi con cambi di direzione bruschi
Criteri per passare alla fase successiva
- ☐Cammino autonomo senza stampelle e senza dolore significativo
- ☐Dorsiflessione simile al lato non operato (o in netto recupero nelle varianti con Achille)
- ☐Assenza di gonfiore importante a fine giornata
Nota per il fisioterapista
Se la dorsiflessione resta limitata, prima di aumentare il carico va intensificato il lavoro passivo: la rigidità precoce è molto più facile da prevenire che da recuperare.
Fase 4 — Rinforzo, propriocezione e correzione dello schema del passo
Dalla 3ª-4ª settimana al 45° giorno (variante Achille: dal 2° mese)
Obiettivi
- •Rinforzare il tibiale posteriore, i peronei e i muscoli intrinseci del piede
- •Recuperare l’equilibrio monopodalico
- •Normalizzare l’appoggio, riducendo il cammino sul margine esterno
Cosa si fa
- •Short foot exercise (“piede corto”): accorciare il piede avvicinando l’avampiede al tallone senza arricciare le dita, 10 ripetizioni da 5 secondi, 3 volte al giorno
- •Toe yoga: sollevare l’alluce tenendo giù le altre dita e viceversa, 10 ripetizioni per lato
- •Rinforzo del tibiale posteriore con elastico in inversione contro resistenza, 3 serie da 15
- •Sollevamenti sulle punte (calf raises) bipodalici, poi progressivamente monopodalici, 3 serie da 10-15
- •Equilibrio monopodalico: 3 x 30 secondi, poi su cuscino o tavoletta propriocettiva, infine a occhi chiusi
- •Cammino sui talloni e sulle punte alternato, per 10-15 metri, come gioco quotidiano
Restrizioni e precauzioni
- •Ancora niente corsa, salti e sport di squadra prima del 45° giorno
Criteri per passare alla fase successiva
- ☐Sollevamento sulle punte monopodalico eseguibile con tallone che si inverte
- ☐Equilibrio su un piede ≥30 secondi
- ☐Appoggio plantare più simmetrico, con riduzione del cammino sul bordo esterno
Nota per il fisioterapista
Il cammino sul margine esterno del piede è un adattamento atteso: si corregge con propriocezione e rinforzo, non con la forzatura passiva in eversione.
Fase 5 — Ritorno a corsa, salti e sport
Dal 45° giorno (artrorisi isolata) · Dal 2° mese nella variante con allungamento del tendine d’Achille
Obiettivi
- •Riprendere corsa e salti in progressione
- •Tornare allo sport praticato senza dolore né gonfiore reattivo
Cosa si fa
- •Progressione corsa: cammino veloce, poi alternanza cammino/corsa lenta, quindi corsa continua su terreno regolare
- •Introduzione dei salti: saltelli sul posto bipodalici, poi monopodalici, quindi salti con cambio di direzione
- •Ripresa degli allenamenti con la squadra prima delle partite/competizioni
- •Mantenimento quotidiano di stretching del tricipite e degli esercizi per i muscoli intrinseci
Restrizioni e precauzioni
- •Interrompere la progressione se compaiono dolore al seno del tarso o gonfiore che persiste il giorno dopo
Criteri per passare alla fase successiva
- ☐Corsa continua di 10-15 minuti senza dolore
- ☐Salto monopodalico simmetrico rispetto al lato sano
- ☐Assenza di gonfiore il mattino successivo all’attività
Nota per il fisioterapista
Nel bambino la progressione avviene spesso spontaneamente nel gioco: il compito del fisioterapista è più di contenimento che di stimolo.
Fase 6 — Follow-up e gestione dell’impianto
Dal 3° mese fino alla rimozione della vite
Obiettivi
- •Mantenere la correzione ottenuta e un piede mobile
- •Monitorare la tolleranza dell’impianto
- •Programmare l’eventuale rimozione della vite
Cosa si fa
- •Controlli clinici programmati con valutazione di appoggio, dorsiflessione e dolore al seno del tarso
- •Mantenimento a lungo termine dello stretching del tricipite surale e degli esercizi di piede corto, soprattutto negli sport ad alto impatto
- •Calzature comode con contrafforte valido; plantari solo se espressamente prescritti
- •La vite dell’artrorisi non è definitiva: viene abitualmente rimossa a distanza (in genere dopo 18-36 mesi o comunque quando la correzione si è stabilizzata), con un intervento breve e una ripresa del cammino rapida
Criteri per passare alla fase successiva
- ☐Piede non dolente, con arco plantare mantenuto in carico
- ☐Escursione della caviglia completa e simmetrica
- ☐Attività sportiva svolta senza limitazioni
Ritorno allo sport / attività completa
Circa 2 mesi dopo artrorisi isolata (corsa e salti dal 45° giorno) · Almeno 2 mesi, in pratica 2-3, quando è stato allungato il tendine d’Achille
- ☐Cammino normale, senza zoppia e senza appoggio prevalente sul bordo esterno
- ☐Dorsiflessione della caviglia simmetrica al lato controlaterale (test knee-to-wall)
- ☐Sollevamento sulle punte monopodalico x 10 ripetizioni senza dolore
- ☐Equilibrio monopodalico ≥30 secondi, anche su superficie instabile
- ☐Corsa continua 10-15 minuti e salto monopodalico simmetrico, senza dolore al seno del tarso
- ☐Assenza di gonfiore il giorno successivo al carico sportivo
Nelle varianti con allungamento del tendine d’Achille il fattore limitante è la forza del tricipite surale: la ripresa dei salti richiede il recupero del sollevamento monopodalico, che può arrivare più tardi rispetto al recupero dell’escursione articolare.
Red flags: sospendere e contattare subito
- •Febbre, arrossamento crescente, secrezione o cattivo odore dalla ferita (sospetta infezione)
- •Dolore che aumenta invece di ridursi dopo i primi giorni, o non controllato dagli analgesici prescritti
- •Gonfiore importante che non si riduce con elevazione e ghiaccio, o polpaccio duro e dolente
- •Formicolii persistenti, intorpidimento o dita fredde, pallide o bluastre (gesso o bendaggio troppo stretto: rivolgersi subito)
- •Impossibilità progressiva a muovere la caviglia o rigidità che peggiora nonostante gli esercizi
- •Dolore elettivo e persistente al seno del tarso (davanti e sotto il malleolo esterno) che non migliora dopo il 2° mese: possibile intolleranza all’impianto
- •Gesso rotto, bagnato o che ruota sull’arto
- •Nella variante con allungamento del tendine d’Achille: perdita improvvisa della forza di spinta o impossibilità di sollevarsi sulle punte dopo la rimozione del gesso
Linee guida e letteratura di riferimento
- Schema post-operatorio “Intervento per Piede piatto” — Ortopedia e Traumatologia Pediatrica, Istituto Ortopedico Gaetano Pini, Milano.
- Bresnahan PJ, Chariton JT, Vedpathak A. Extraosseous talotarsal stabilization using HyProCure: preliminary clinical outcomes. J Foot Ankle Surg.
- Metcalfe SA, Bowling FL, Reeves ND. Subtalar joint arthroereisis in the management of pediatric flexible flatfoot: a critical review of the literature. Foot Ankle Int 2011.
- Chong DY et al. Surgical treatment of symptomatic flexible pes planovalgus in children: outcomes and complications.
- Herzenberg JE, Lamm BM. Gastrocnemius recession and Achilles lengthening: indications and post-operative management.
Gli esercizi chiave, passo per passo
Ogni esercizio appartiene a una fase precisa: non vanno anticipati. Il dosaggio è indicativo e va adattato dal fisioterapista.

1. Stretching statico con cintura (mobilizzazione passiva)
Dal 2° giorno
- •Seduti a terra con la schiena dritta e le ginocchia completamente estese.
- •Passa la cintura dell’accappatoio alla base delle dita del piede operato.
- •Tira dolcemente verso di te finché senti la tensione sul tendine d’Achille, mai dolore.
- •Il ginocchio deve restare disteso: se si piega, l’allungamento non arriva al tendine.
Dosaggio: Mantieni 30 secondi, 10 ripetizioni ogni giorno

2. Mobilizzazione attiva della caviglia
Dal 2° giorno
- •Seduto o sdraiato, muovi la caviglia (non solo le dita) portando la punta verso di te e poi in basso.
- •Poi disegna cerchi ampi con il piede, prima in senso orario poi antiorario.
- •Il movimento deve essere dolce, ampio e completo, fino al limite non doloroso.
Dosaggio: 20 secondi di movimento continuo, 10 volte al giorno

3. Alfabeto con il piede
Dal 2°-3° giorno
- •Con la gamba appoggiata e il piede libero nell’aria, “scrivi” le lettere dell’alfabeto con l’alluce.
- •Muovi solo la caviglia, tenendo fermo il ginocchio.
- •Fai lettere grandi: servono a esplorare tutta l’escursione articolare.
Dosaggio: 1-2 alfabeti, 2-3 volte al giorno

4. Mobilità delle dita del piede
Dal 1°-2° giorno, anche con il gesso
- •Apri e chiudi le dita del piede, poi prova a sollevare solo l’alluce e poi solo le altre dita.
- •Se c’è il gesso, muovi comunque le dita che restano libere.
- •È il modo più semplice per attivare la pompa venosa e ridurre il gonfiore.
Dosaggio: 20 ripetizioni, 5-6 volte al giorno

5. Stretching dinamico con elastico (4 direzioni)
Dalla rimozione dei punti
- •Ancora una fascia elastica (tipo TheraBand) a un supporto fisso, come la gamba di un tavolo.
- •Esegui il movimento nel senso opposto alla trazione dell’elastico: punta in su, punta in giù, verso l’interno, verso l’esterno.
- •Controlla il ritorno: la parte lenta del movimento è quella che rinforza di più.
- •Aumenta la resistenza (elastico più duro) quando l’esercizio diventa facile.
Dosaggio: 15 movimenti per direzione, ogni giorno

6. Presa dell’asciugamano
Dal 2° giorno
- •Seduto, appoggia il piede su un asciugamano steso a terra.
- •Arriccia l’asciugamano verso di te usando solo le dita, senza sollevare il tallone.
- •Poi prova ad afferrarlo e spostarlo di lato.
Dosaggio: 5 minuti al giorno

7. Raccolta di piccoli oggetti
Dal 2° giorno
- •Sparpaglia biglie, tappi o costruzioni piccole sul pavimento.
- •Afferra ogni oggetto con le dita del piede e mettilo in un contenitore.
- •Funziona meglio come gioco a tempo: quanti oggetti in 2 minuti?
Dosaggio: 5 minuti al giorno

8. Short foot (piede corto)
Dalla 3ª-4ª settimana
- •Seduto con il piede appoggiato a terra, tallone e dita ben poggiati.
- •Avvicina l’avampiede al tallone “accorciando” il piede e sollevando l’arco, senza arricciare le dita.
- •Le dita restano distese e rilassate: se si piegano, stai usando i muscoli sbagliati.
Dosaggio: 10 ripetizioni da 5 secondi, 3 volte al giorno

9. Rinforzo del tibiale posteriore con elastico
Dalla 3ª-4ª settimana
- •Elastico ancorato lateralmente, avvolto attorno all’avampiede.
- •Porta il piede verso l’interno e in basso contro la resistenza, tenendo il ginocchio fermo.
- •Torna alla posizione di partenza lentamente, in 3 secondi.
Dosaggio: 3 serie da 15, ogni giorno

10. Sollevamenti sulle punte
Dalla 4ª settimana (dopo il gesso nelle varianti gessate)
- •In piedi, mani appoggiate a un muro per l’equilibrio.
- •Sollevati sulle punte tenendo i talloni allineati, poi scendi lentamente in 3 secondi.
- •Quando è facile, esegui l’esercizio su una gamba sola.
Dosaggio: 3 serie da 10-15, ogni giorno

11. Equilibrio su superficie instabile
Dalla 4ª-5ª settimana
- •In piedi su un cuscino o una tavoletta propriocettiva, su una gamba sola.
- •Ginocchio leggermente flesso, bacino orizzontale, sguardo avanti.
- •Progressione: occhi chiusi, poi lancio della palla, poi piccole spinte.
Dosaggio: 3 x 30 secondi per lato, ogni giorno

12. Stretching del polpaccio al muro (due posizioni)
Dalla ripresa del cammino libero
- •Mani al muro, gamba operata indietro, tallone ben appoggiato a terra.
- •Prima posizione: ginocchio posteriore esteso (allunga il gastrocnemio).
- •Seconda posizione: ginocchio posteriore leggermente piegato (allunga il soleo).
- •Il tallone non deve mai staccarsi dal pavimento.
Dosaggio: 3 x 30 secondi per posizione, ogni giorno
Domande frequenti
Perché è così importante muovere il piede già dal secondo giorno?
Perché il movimento precoce fa tre cose che nessun farmaco fa: riattiva la pompa muscolo-venosa e quindi riduce il gonfiore, impedisce che la cicatrice profonda attorno al seno del tarso formi aderenze, e mantiene attivi i muscoli intrinseci del piede. La rigidità della sottoastragalica è la complicanza funzionale più frequente dopo l’artrorisi ed è molto più facile prevenirla che curarla.
Qual è la differenza tra mobilizzazione attiva e passiva?
Attiva significa che è il bambino a muovere il piede con i propri muscoli: flesso-estensione, circonduzioni, alfabeto, presa dell’asciugamano. Passiva significa che il movimento è prodotto dall’esterno, dal genitore, dal fisioterapista o dalla cintura dell’accappatoio, con il muscolo rilassato. Servono entrambe: la passiva guadagna gradi di escursione, l’attiva li rende utilizzabili nel cammino.
Il bambino cammina sul bordo esterno del piede: è un problema?
No. È l’adattamento fisiologico a un retropiede che non collassa più verso l’interno, e può durare qualche mese. Si corregge da solo con il cammino e con gli esercizi di propriocezione e rinforzo. Va segnalata al chirurgo solo se si accompagna a dolore persistente sul lato esterno della caviglia.
Quando si possono togliere le stampelle?
In genere alla rimozione dei punti, intorno alle 2 settimane, sia nella tecnica endosenotarsica sia in quella esosenotarsica. Nelle varianti con gesso si abbandonano alla rimozione dell’apparecchio gessato: circa 15 giorni per l’asportazione dell’osso accessorio, circa 30 giorni per l’allungamento del tendine d’Achille.
Si può bagnare la ferita?
No, fino alla rimozione dei punti (circa 2 settimane). Se il cerotto si stacca prima, può essere sostituito medicando la ferita con un disinfettante a base di iodo-povidone. Dopo la rimozione dei punti la ferita può essere lavata normalmente.
Perché con l’allungamento del tendine d’Achille si opera un piede alla volta?
Perché per circa un mese quel piede porta uno stivaletto gessato e la spinta del polpaccio è temporaneamente indebolita: operare entrambi i lati insieme renderebbe molto difficile il cammino autonomo. Operando un piede alla volta il bambino mantiene un arto di appoggio affidabile.
A cosa serve la stecca gessata notturna?
Si usa solo dopo l’allungamento del tendine d’Achille, per ulteriori 30 giorni dopo la rimozione del gesso. Serve a mantenere durante la notte la lunghezza ottenuta chirurgicamente, perché il tendine che guarisce tende a riaccorciarsi se il piede resta in punta per molte ore.
La vite va tolta?
L’impianto dell’artrorisi non è pensato per restare per sempre: viene abitualmente rimosso a distanza, in genere dopo 18-36 mesi o quando la correzione si è stabilizzata, con un intervento breve e una ripresa del cammino rapida. Il momento esatto lo stabilisce il chirurgo in base alla crescita e ai controlli clinici.
Serve un plantare dopo l’intervento?
Di regola no: la correzione è data dall’impianto e il piede deve imparare a lavorare nella nuova posizione. Sono utili calzature comode con un buon contrafforte posteriore. Il plantare si prescrive solo in casi selezionati, su indicazione del chirurgo.
Quando si torna a scuola e in palestra?
A scuola in genere dopo la rimozione dei punti, quando il cammino è autonomo, evitando scale e spostamenti frequenti nelle prime settimane. L’attività di educazione fisica riprende dopo il 45° giorno per la parte di corsa e salti, e in modo completo intorno ai 2 mesi (2-3 mesi se è stato allungato il tendine d’Achille).
Chirurgia del Piede Piatto: percorso post-operatorio dopo artrorisi sottoastragalica — Dott. Daniele Priano, Ortopedia Pediatrica · ortopediaevolutiva.com/riabilitazione/chirurgia-piede-piatto-artrorisi · Documento informativo: non sostituisce la visita e le indicazioni del team curante.
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