Piede Piatto: post-operatorio dopo artrorisi endosenotarsica
Percorso post-operatorio dopo artrorisi con vite alloggiata nel seno del tarso, senza gesso: carico limitato nelle prime 72 ore e mobilizzazione attiva e passiva senza resistenze già dalla prima giornata.
Mobilizzazione attiva e passiva dal 1° giorno post-operatorio · Carico limitato 72 ore, poi 2 stampelle · Stampelle via alla rimozione punti (~2 settimane) · Corsa dal 45° giorno · Sport a 2 mesi
Questo protocollo fa parte del percorso post-operatorio e va adattato alle indicazioni del chirurgo e alla risposta clinica individuale.
Questi protocolli costituiscono modelli generali a scopo informativo ed educativo: non sostituiscono la prescrizione riabilitativa del singolo caso. Tempi, carichi e progressioni vanno sempre adattati al paziente, al tipo di lesione, alla tecnica chirurgica utilizzata e all’andamento clinico, in collaborazione tra chirurgo ortopedico, fisioterapista ed eventualmente fisiatra. La progressione è guidata dai criteri oggettivi raggiunti, non solo dal calendario.
In sintesi
- Carico
- Prime 72 ore: solo pochi metri, si consiglia carrozzina o passeggino, piede elevato e ghiaccio. Dal 3° giorno cammino con 2 stampelle fino alla rimozione dei punti (circa 2 settimane), poi cammino libero. Rispetto alla tecnica esosenotarsica, qui il carico delle prime 72 ore è volutamente più prudente, perché la vite è alloggiata nel seno del tarso senza attraversare l’osso.
- Mobilizzazione attiva
- Dalla 1ª giornata post-operatoria: flesso-estensione della caviglia e circonduzioni nei due sensi, movimento delle dita, alfabeto con il piede — 20 secondi di movimento continuo x 10 volte al giorno, senza alcuna resistenza.
- Mobilizzazione passiva
- Dalla 1ª giornata post-operatoria: mobilizzazione assistita dal genitore (una mano stabilizza il tallone, l’altra accompagna il piede in dorsiflessione, plantiflessione e leggera inversione/eversione) e stretching statico con cintura, 30 secondi x 10 ripetizioni al giorno. Sempre senza resistenza e senza dolore.
- Ferita chirurgica
- Tenere asciutta fino alla rimozione dei punti (circa 2 settimane). Se il cerotto si stacca, sostituirlo dopo pulizia con antisettico a base di iodo-povidone.
- Corsa e salti
- Corsa e salti vietati nei primi 45 giorni; ripresa graduale dopo il 45° giorno, con cammino normale e assenza di dolore.
- Ritorno allo sport
- Sport a circa 2 mesi dall’intervento, con appoggio simmetrico e dorsiflessione recuperata.
- Giorno 2Inizio mobilizzazione attiva e passiva del piede
- Giorno 3Cammino con 2 stampelle (endosenotarsica)
- 2 settimaneRimozione punti, lavaggio ferita, cammino senza stampelle
- 15-30 giorniRimozione del gesso nelle varianti con osso accessorio o allungamento dell’Achille
- 3-4 settimaneRinforzo del piede, propriocezione, elastici
- 45 giorniRipresa di corsa e salti
- 2 mesiRitorno allo sport
- 18-36 mesiEventuale rimozione della vite di artrorisi
L’intervento per il piede piatto flessibile dell’età evolutiva si basa sull’artrorisi sottoastragalica: una vite (o un impianto dedicato) posizionata a livello del seno del tarso, lo spazio compreso fra astragalo e calcagno, limita il collasso del retropiede in valgo-pronazione e ricrea l’arco plantare. L’impianto non “raddrizza” meccanicamente il piede: agisce come blocco propriocettivo che riorienta il carico, mentre il piede impara a lavorare nella nuova posizione.
La linea del tempo del carico
Passo per passo
Ogni tappa contiene obiettivi, cosa fare e gli esercizi di quel preciso momento: non vanno anticipati. Il dosaggio è indicativo e va adattato dal fisioterapista.
Prima dell’intervento — Preparazione all’intervento
Breve fase nelle settimane che precedono l’intervento programmato: non richiede un ciclo strutturato di fisioterapia.
Quando serve
- •Prima di un intervento programmato di artrorisi (con o senza gesti associati).
- •Non è dimostrato che un ciclo standard di fisioterapia preoperatoria migliori l’esito dell’artrorisi: la preparazione è soprattutto educativa e organizzativa.
Obiettivi prima dell’intervento
- •Capire il carico previsto dopo l’intervento e saper usare le stampelle.
- •Organizzare casa e scuola per le prime settimane.
- •Verificare mobilità e forza di base di piede e caviglia, quando utile.
- •Sapere che la mobilizzazione attiva e passiva del piede inizia precocemente dopo l’intervento.
Attività
- •Esercitazione pratica con le stampelle prima dell’intervento, su piano e scale.
- •Organizzazione domestica e scolastica: percorsi, bagno, trasporto, banco accessibile, esonero temporaneo da educazione fisica.
- •Quando utile, semplici esercizi di mobilità di caviglia e piede, senza trasformare la preparazione in un programma obbligatorio.
Esercizi preoperatori

Addestramento a stampelle e carico
- •Prova le stampelle prima dell’intervento, con l’altezza regolata e il carico indicato dal chirurgo.
- •Esercitati su piano, scale e ingresso di casa, con qualcuno che ti assiste.
- •Impara anche a sederti, alzarti e spostarti in bagno rispettando le restrizioni di carico previste.
Dosaggio: Almeno una sessione di addestramento prima del ricovero; ripetere finché il gesto è sicuro.

Mobilità attiva della caviglia
- •Seduto o sdraiato, muovi la caviglia in flessione, estensione e in circonduzione lenta, nel range non doloroso.
- •Mantieni il movimento fluido, senza forzare il punto in cui compare dolore.
Dosaggio: Indicativo: 10-15 movimenti per direzione, 2-3 volte al giorno.
Criteri di prontezza all’intervento
- ☐Uso sicuro delle stampelle con il carico previsto.
- ☐Famiglia informata su carico, uso delle stampelle e ripresa scolastica.
- ☐Casa e scuola organizzate per il rientro dopo l’intervento.
Quando non ritardare l’intervento
- •La preparazione non è un prerequisito: l’intervento programmato non va rinviato per completare esercizi preoperatori.
Cosa preparare a casa e a scuola
- •Prepara percorsi liberi, un posto per tenere il piede sollevato e scarpe comode e larghe per il rientro.
- •Verifica scale, bagno e trasporto scolastico con le stampelle.
- •Avvisa la scuola: assenza prevista, banco accessibile, esonero temporaneo da educazione fisica.
Fase 1 — Prime 72 ore: edema, dolore e avvio della mobilizzazione
Tempistica orientativa: Giorni 0-3
La finestra temporale è indicativa: il passaggio alla fase successiva dipende dai criteri elencati sotto, non dal calendario.
Obiettivi
- •Controllare gonfiore e dolore
- •Proteggere la ferita chirurgica e l’impianto
- •Iniziare già in 1ª giornata la mobilizzazione attiva e passiva, senza resistenze
Cosa si fa
- •Arto elevato sopra il livello del cuore quando si è seduti o sdraiati, il più possibile nelle prime 72 ore
- •Borsa del ghiaccio (mai a contatto diretto con la pelle) 15-20 minuti, 4-6 volte al giorno
- •DALLA 1ª GIORNATA POST-OPERATORIA — mobilizzazione attiva: movimento delle dita, flesso-estensione della caviglia e circonduzioni lente nei due sensi, nell’escursione non dolorosa, senza alcuna resistenza — poche ripetizioni molte volte al giorno
- •DALLA 1ª GIORNATA POST-OPERATORIA — mobilizzazione passiva: il genitore o il fisioterapista stabilizza il tallone con una mano e accompagna dolcemente il piede in dorsiflessione, plantiflessione e leggera inversione/eversione, fino al limite non doloroso
- •Contrazioni isometriche del polpaccio (pompa venosa) più volte al giorno
- •Prime 72 ore: solo pochi metri, si consiglia carrozzina o passeggino, piede elevato e ghiaccio. Dal 3° giorno cammino con 2 stampelle fino alla rimozione dei punti (circa 2 settimane), poi cammino libero. Rispetto alla tecnica esosenotarsica, qui il carico delle prime 72 ore è volutamente più prudente, perché la vite è alloggiata nel seno del tarso senza attraversare l’osso.
- •Analgesia secondo prescrizione, con la regola di anticipare il dolore prima delle mobilizzazioni
Restrizioni e precauzioni
- •Nessun esercizio contro resistenza (niente elastici, pesi o spinte forzate)
- •Non bagnare la ferita
- •Non appoggiare a pieno carico senza stampelle
Gli esercizi di questa fase

1. Stretching statico con cintura (mobilizzazione passiva)Dal 2° giorno
- •Seduti a terra con la schiena dritta e le ginocchia completamente estese.
- •Passa la cintura dell’accappatoio alla base delle dita del piede operato.
- •Tira dolcemente verso di te finché senti la tensione sul tendine d’Achille, mai dolore.
- •Il ginocchio deve restare disteso: se si piega, l’allungamento non arriva al tendine.
Dosaggio: Mantieni 30 secondi, 10 ripetizioni ogni giorno

2. Mobilizzazione attiva della cavigliaDal 2° giorno
- •Seduto o sdraiato, muovi la caviglia (non solo le dita) portando la punta verso di te e poi in basso.
- •Poi disegna cerchi ampi con il piede, prima in senso orario poi antiorario.
- •Il movimento deve essere dolce, ampio e completo, fino al limite non doloroso.
Dosaggio: 20 secondi di movimento continuo, 10 volte al giorno

3. Alfabeto con il piedeDal 2°-3° giorno
- •Con la gamba appoggiata e il piede libero nell’aria, “scrivi” le lettere dell’alfabeto con l’alluce.
- •Muovi solo la caviglia, tenendo fermo il ginocchio.
- •Fai lettere grandi: servono a esplorare tutta l’escursione articolare.
Dosaggio: 1-2 alfabeti, 2-3 volte al giorno

4. Mobilità delle dita del piedeDal 1°-2° giorno, anche con il gesso
- •Apri e chiudi le dita del piede, poi prova a sollevare solo l’alluce e poi solo le altre dita.
- •Se c’è il gesso, muovi comunque le dita che restano libere.
- •È il modo più semplice per attivare la pompa venosa e ridurre il gonfiore.
Dosaggio: 20 ripetizioni, 5-6 volte al giorno
Si passa alla fase successiva quando
- ☐Dolore controllato con la terapia prescritta
- ☐Gonfiore in riduzione con elevazione e ghiaccio
- ☐Ferita asciutta, senza secrezione
Nota per il fisioterapista
La mobilizzazione precoce non è opzionale: è il vero contenuto terapeutico di questi primi giorni. Meglio sessioni brevissime e frequenti, sempre entro la soglia del dolore.
Fase 2 — Mobilizzazione quotidiana e cammino protetto
Tempistica orientativa: Dal 4° giorno alla rimozione dei punti (circa 2 settimane)
La finestra temporale è indicativa: il passaggio alla fase successiva dipende dai criteri elencati sotto, non dal calendario.
Obiettivi
- •Recuperare l’escursione completa di caviglia e la rotazione del piede
- •Prevenire aderenze e rigidità della sottoastragalica
- •Mantenere il trofismo dei muscoli intrinseci del piede
- •Camminare in sicurezza con due stampelle
Cosa si fa
- •Mobilizzazione attiva: flesso-estensione della caviglia e circonduzioni orarie e antiorarie, movimento ampio e completo — 20 secondi di movimento, 10 volte al giorno
- •Alfabeto con il piede: “scrivere” le lettere nell’aria con l’alluce, 1-2 alfabeti 2-3 volte al giorno
- •Mobilizzazione passiva con la cintura dell’accappatoio (seduti a terra, ginocchio esteso): cintura alla base delle dita, trazione dolce fino a sentire tensione sul tendine, senza dolore — 30 secondi, 10 ripetizioni al giorno
- •Mobilizzazione passiva assistita dal genitore, sempre entro il limite del dolore
- •Mobilità e presa: arricciare un asciugamano con le dita, afferrare e spostare piccoli oggetti (biglie, tappi) — 5 minuti al giorno, in forma di gioco
- •Cammino con 2 stampelle, con appoggio del tallone e rullata il più fisiologica possibile
Restrizioni e precauzioni
- •Ancora nessun lavoro contro resistenza
- •Nessuna manovra dolorosa: il dolore è il limite della mobilizzazione, non un obiettivo
- •Vietati corsa, salti e attività sportiva
Gli esercizi di questa fase

5. Stretching dinamico con elastico (4 direzioni)Dalla rimozione dei punti
- •Ancora una fascia elastica (tipo TheraBand) a un supporto fisso, come la gamba di un tavolo.
- •Esegui il movimento nel senso opposto alla trazione dell’elastico: punta in su, punta in giù, verso l’interno, verso l’esterno.
- •Controlla il ritorno: la parte lenta del movimento è quella che rinforza di più.
- •Aumenta la resistenza (elastico più duro) quando l’esercizio diventa facile.
Dosaggio: 15 movimenti per direzione, ogni giorno

6. Presa dell’asciugamanoDal 2° giorno
- •Seduto, appoggia il piede su un asciugamano steso a terra.
- •Arriccia l’asciugamano verso di te usando solo le dita, senza sollevare il tallone.
- •Poi prova ad afferrarlo e spostarlo di lato.
Dosaggio: 5 minuti al giorno

7. Raccolta di piccoli oggettiDal 2° giorno
- •Sparpaglia biglie, tappi o costruzioni piccole sul pavimento.
- •Afferra ogni oggetto con le dita del piede e mettilo in un contenitore.
- •Funziona meglio come gioco a tempo: quanti oggetti in 2 minuti?
Dosaggio: 5 minuti al giorno
Si passa alla fase successiva quando
- ☐Dorsiflessione attiva e passiva in progressivo miglioramento
- ☐Dita mobili e in grado di afferrare l’asciugamano
- ☐Cammino con stampelle senza zoppia antalgica marcata
- ☐Ferita in via di guarigione, senza segni di infezione
Nota per il fisioterapista
È la finestra in cui si guadagna (o si perde) l’escursione articolare. Meglio 10 sedute brevi al giorno che una sola lunga.
Fase 3 — Rimozione dei punti, abbandono delle stampelle e cammino libero
Tempistica orientativa: Da circa 2 settimane
La finestra temporale è indicativa: il passaggio alla fase successiva dipende dai criteri elencati sotto, non dal calendario.
Obiettivi
- •Camminare regolarmente senza ausili
- •Completare il recupero dell’escursione articolare
- •Riattivare polpaccio e tibiale posteriore
Cosa si fa
- •Dopo la rimozione dei punti si può lavare la ferita, abbandonare le stampelle e camminare regolarmente
- •Prosecuzione quotidiana della mobilizzazione attiva e passiva e dello stretching con cintura
- •Introduzione graduale del lavoro con elastico (TheraBand) ancorato a un supporto fisso: dorsiflessione, plantiflessione, inversione ed eversione — 15 movimenti per direzione al giorno
- •Esercizi di presa e mobilità delle dita mantenuti come gioco quotidiano
- •Bicicletta e nuoto (a ferita cicatrizzata) come attività aerobiche a basso impatto
Restrizioni e precauzioni
- •Corsa e salti vietati fino a 45 giorni dall’intervento
- •Evitare terreni molto irregolari e giochi con cambi di direzione bruschi
Gli esercizi di questa fase

8. Short foot (piede corto)Dalla 3ª-4ª settimana
- •Seduto con il piede appoggiato a terra, tallone e dita ben poggiati.
- •Avvicina l’avampiede al tallone “accorciando” il piede e sollevando l’arco, senza arricciare le dita.
- •Le dita restano distese e rilassate: se si piegano, stai usando i muscoli sbagliati.
Dosaggio: 10 ripetizioni da 5 secondi, 3 volte al giorno

9. Rinforzo del tibiale posteriore con elasticoDalla 3ª-4ª settimana
- •Elastico ancorato lateralmente, avvolto attorno all’avampiede.
- •Porta il piede verso l’interno e in basso contro la resistenza, tenendo il ginocchio fermo.
- •Torna alla posizione di partenza lentamente, in 3 secondi.
Dosaggio: 3 serie da 15, ogni giorno

10. Sollevamenti sulle punteDalla 4ª settimana (dopo il gesso nelle varianti gessate)
- •In piedi, mani appoggiate a un muro per l’equilibrio.
- •Sollevati sulle punte tenendo i talloni allineati, poi scendi lentamente in 3 secondi.
- •Quando è facile, esegui l’esercizio su una gamba sola.
Dosaggio: 3 serie da 10-15, ogni giorno
Si passa alla fase successiva quando
- ☐Cammino autonomo senza stampelle e senza dolore significativo
- ☐Dorsiflessione simile al lato non operato
- ☐Assenza di gonfiore importante a fine giornata
Nota per il fisioterapista
Se la dorsiflessione resta limitata, prima di aumentare il carico va intensificato il lavoro passivo: la rigidità precoce è molto più facile da prevenire che da recuperare.
Fase 4 — Rinforzo, propriocezione e correzione dello schema del passo
Tempistica orientativa: Dalla 3ª-4ª settimana al 45° giorno
La finestra temporale è indicativa: il passaggio alla fase successiva dipende dai criteri elencati sotto, non dal calendario.
Obiettivi
- •Rinforzare il tibiale posteriore, i peronei e i muscoli intrinseci del piede
- •Recuperare l’equilibrio monopodalico
- •Normalizzare l’appoggio, riducendo il cammino sul margine esterno
Cosa si fa
- •Short foot exercise (“piede corto”): accorciare il piede avvicinando l’avampiede al tallone senza arricciare le dita, 10 ripetizioni da 5 secondi, 3 volte al giorno
- •Toe yoga: sollevare l’alluce tenendo giù le altre dita e viceversa, 10 ripetizioni per lato
- •Rinforzo del tibiale posteriore con elastico in inversione contro resistenza (prima introduzione delle resistenze), 3 serie da 15
- •Sollevamenti sulle punte (calf raises) bipodalici, poi progressivamente monopodalici, 3 serie da 10-15
- •Equilibrio monopodalico: 3 x 30 secondi, poi su cuscino o tavoletta propriocettiva, infine a occhi chiusi
- •Cammino sui talloni e sulle punte alternato, per 10-15 metri, come gioco quotidiano
Restrizioni e precauzioni
- •Ancora niente corsa, salti e sport di squadra prima dei tempi indicati in fase 5
Gli esercizi di questa fase

11. Equilibrio su superficie instabileDalla 4ª-5ª settimana
- •In piedi su un cuscino o una tavoletta propriocettiva, su una gamba sola.
- •Ginocchio leggermente flesso, bacino orizzontale, sguardo avanti.
- •Progressione: occhi chiusi, poi lancio della palla, poi piccole spinte.
Dosaggio: 3 x 30 secondi per lato, ogni giorno

12. Stretching del polpaccio al muro (due posizioni)Dalla ripresa del cammino libero
- •Mani al muro, gamba operata indietro, tallone ben appoggiato a terra.
- •Prima posizione: ginocchio posteriore esteso (allunga il gastrocnemio).
- •Seconda posizione: ginocchio posteriore leggermente piegato (allunga il soleo).
- •Il tallone non deve mai staccarsi dal pavimento.
Dosaggio: 3 x 30 secondi per posizione, ogni giorno
Si passa alla fase successiva quando
- ☐Sollevamento sulle punte monopodalico eseguibile con tallone che si inverte
- ☐Equilibrio su un piede ≥30 secondi
- ☐Appoggio plantare più simmetrico, con riduzione del cammino sul bordo esterno
Nota per il fisioterapista
Il cammino sul margine esterno del piede è un adattamento atteso: si corregge con propriocezione e rinforzo, non con la forzatura passiva in eversione.
Fase 5 — Ritorno a corsa, salti e sport
Tempistica orientativa: Corsa e salti vietati nei primi 45 giorni; ripresa graduale dopo il 45° giorno, con cammino normale e assenza di dolore.
La finestra temporale è indicativa: il passaggio alla fase successiva dipende dai criteri elencati sotto, non dal calendario.
Obiettivi
- •Riprendere corsa e salti in progressione
- •Tornare allo sport praticato senza dolore né gonfiore reattivo
Cosa si fa
- •Progressione corsa: cammino veloce, poi alternanza cammino/corsa lenta, quindi corsa continua su terreno regolare
- •Introduzione dei salti: saltelli sul posto bipodalici, poi monopodalici, quindi salti con cambio di direzione
- •Ripresa degli allenamenti con la squadra prima delle partite/competizioni
- •Mantenimento quotidiano di stretching del tricipite e degli esercizi per i muscoli intrinseci
Restrizioni e precauzioni
- •Interrompere la progressione se compaiono dolore al seno del tarso o gonfiore che persiste il giorno dopo
In questa fase non si introducono nuovi esercizi: si prosegue con quelli della fase precedente, aumentando carico e difficoltà secondo tolleranza e indicazione del fisioterapista.
Si passa alla fase successiva quando
- ☐Corsa continua di 10-15 minuti senza dolore
- ☐Salto monopodalico simmetrico rispetto al lato sano
- ☐Assenza di gonfiore il mattino successivo all’attività
Nota per il fisioterapista
Nel bambino la progressione avviene spesso spontaneamente nel gioco: il compito del fisioterapista è più di contenimento che di stimolo.
Fase 6 — Follow-up e gestione dell’impianto
Tempistica orientativa: Dal 3° mese fino alla rimozione della vite
La finestra temporale è indicativa: il passaggio alla fase successiva dipende dai criteri elencati sotto, non dal calendario.
Obiettivi
- •Mantenere la correzione ottenuta e un piede mobile
- •Monitorare la tolleranza dell’impianto
- •Programmare l’eventuale rimozione della vite
Cosa si fa
- •Controlli clinici programmati con valutazione di appoggio, dorsiflessione e dolore al seno del tarso
- •Mantenimento a lungo termine dello stretching del tricipite surale e degli esercizi di piede corto, soprattutto negli sport ad alto impatto
- •Calzature comode con contrafforte valido; plantari solo se espressamente prescritti
- •La vite dell’artrorisi non è definitiva: viene abitualmente rimossa a distanza (in genere dopo 18-36 mesi o quando la correzione si è stabilizzata), con un intervento breve e una ripresa del cammino rapida
In questa fase non si introducono nuovi esercizi: si prosegue con quelli della fase precedente, aumentando carico e difficoltà secondo tolleranza e indicazione del fisioterapista.
Si passa alla fase successiva quando
- ☐Piede non dolente, con arco plantare mantenuto in carico
- ☐Escursione della caviglia completa e simmetrica
- ☐Attività sportiva svolta senza limitazioni
Se compaiono sintomi dopo un avanzamento
Se dopo il passaggio a una nuova fase o dopo un aumento del carico compaiono dolore persistente, versamento o gonfiore, oppure perdita del movimento, ridurre temporaneamente carico e volume e far rivalutare la situazione dal chirurgo o dal fisioterapista prima di riprendere la progressione. Questo documento è informativo per famiglia e fisioterapista e non sostituisce la valutazione clinica individuale.
Ritorno allo sport / attività completa
Sport a circa 2 mesi dall’intervento, con appoggio simmetrico e dorsiflessione recuperata.
- ☐Cammino normale, senza zoppia e senza appoggio prevalente sul bordo esterno
- ☐Dorsiflessione della caviglia simmetrica al lato controlaterale (test knee-to-wall)
- ☐Sollevamento sulle punte monopodalico x 10 ripetizioni senza dolore
- ☐Equilibrio monopodalico ≥30 secondi, anche su superficie instabile
- ☐Corsa continua 10-15 minuti e salto monopodalico simmetrico, senza dolore al seno del tarso
- ☐Assenza di gonfiore il giorno successivo al carico sportivo
Senza immobilizzazione il recupero dell’escursione è rapido: il fattore limitante è la forza dei muscoli intrinseci e del tibiale posteriore, da verificare con il sollevamento monopodalico prima dei salti.
Red flags: sospendere e contattare subito
- •Febbre, arrossamento crescente, secrezione o cattivo odore dalla ferita (sospetta infezione)
- •Dolore che aumenta invece di ridursi dopo i primi giorni, o non controllato dagli analgesici prescritti
- •Gonfiore importante che non si riduce con elevazione e ghiaccio, o polpaccio duro e dolente
- •Formicolii persistenti, intorpidimento o dita fredde, pallide o bluastre (bendaggio o gesso troppo stretto: rivolgersi subito)
- •Impossibilità progressiva a muovere la caviglia o rigidità che peggiora nonostante gli esercizi
- •Dolore elettivo e persistente al seno del tarso (davanti e sotto il malleolo esterno) che non migliora dopo il 2° mese: possibile intolleranza all’impianto
Redatto/revisionato dal Dott. Daniele Priano, Ortopedia Pediatrica. Ultima revisione: agosto 2026.
Le tempistiche sono orientative: la progressione dipende dai criteri clinici e funzionali e dalle indicazioni del chirurgo.
Domande frequenti
Perché è così importante muovere il piede già dal secondo giorno?
Perché il movimento precoce fa tre cose che nessun farmaco fa: riattiva la pompa muscolo-venosa e quindi riduce il gonfiore, impedisce che la cicatrice profonda attorno al seno del tarso formi aderenze, e mantiene attivi i muscoli intrinseci del piede. La rigidità della sottoastragalica è la complicanza funzionale più frequente dopo l’artrorisi ed è molto più facile prevenirla che curarla.
Qual è la differenza tra mobilizzazione attiva e passiva?
Attiva significa che è il bambino a muovere il piede con i propri muscoli: flesso-estensione, circonduzioni, alfabeto, presa dell’asciugamano. Passiva significa che il movimento è prodotto dall’esterno, dal genitore, dal fisioterapista o dalla cintura dell’accappatoio, con il muscolo rilassato. Servono entrambe: la passiva guadagna gradi di escursione, l’attiva li rende utilizzabili nel cammino.
Il bambino cammina sul bordo esterno del piede: è un problema?
No. È l’adattamento fisiologico a un retropiede che non collassa più verso l’interno, e può durare qualche mese. Si corregge da solo con il cammino e con gli esercizi di propriocezione e rinforzo. Va segnalata al chirurgo solo se si accompagna a dolore persistente sul lato esterno della caviglia.
Quando si possono togliere le stampelle?
In genere alla rimozione dei punti, intorno alle 2 settimane, sia nella tecnica endosenotarsica sia in quella esosenotarsica. Nelle varianti con gesso si abbandonano alla rimozione dell’apparecchio gessato: circa 15 giorni per l’asportazione dell’osso accessorio, circa 30 giorni per l’allungamento del tendine d’Achille.
Si può bagnare la ferita?
No, fino alla rimozione dei punti (circa 2 settimane). Se il cerotto si stacca prima, può essere sostituito medicando la ferita con un disinfettante a base di iodo-povidone. Dopo la rimozione dei punti la ferita può essere lavata normalmente.
Perché con l’allungamento del tendine d’Achille si opera un piede alla volta?
Perché per circa un mese quel piede porta uno stivaletto gessato e la spinta del polpaccio è temporaneamente indebolita: operare entrambi i lati insieme renderebbe molto difficile il cammino autonomo. Operando un piede alla volta il bambino mantiene un arto di appoggio affidabile.
A cosa serve la stecca gessata notturna?
Si usa solo dopo l’allungamento del tendine d’Achille, per ulteriori 30 giorni dopo la rimozione del gesso. Serve a mantenere durante la notte la lunghezza ottenuta chirurgicamente, perché il tendine che guarisce tende a riaccorciarsi se il piede resta in punta per molte ore.
La vite va tolta?
L’impianto dell’artrorisi non è pensato per restare per sempre: viene abitualmente rimosso a distanza, in genere dopo 18-36 mesi o quando la correzione si è stabilizzata, con un intervento breve e una ripresa del cammino rapida. Il momento esatto lo stabilisce il chirurgo in base alla crescita e ai controlli clinici.
Serve un plantare dopo l’intervento?
Di regola no: la correzione è data dall’impianto e il piede deve imparare a lavorare nella nuova posizione. Sono utili calzature comode con un buon contrafforte posteriore. Il plantare si prescrive solo in casi selezionati, su indicazione del chirurgo.
Quando si torna a scuola e in palestra?
A scuola in genere dopo la rimozione dei punti, quando il cammino è autonomo, evitando scale e spostamenti frequenti nelle prime settimane. L’attività di educazione fisica riprende dopo il 45° giorno per la parte di corsa e salti, e in modo completo intorno ai 2 mesi (2-3 mesi se è stato allungato il tendine d’Achille).
Approfondimenti (introduzione completa, confronto tecniche, FAQ, bibliografia) su ortopediaevolutiva.com/riabilitazione/chirurgia-piede-piatto-artrorisi-endosenotarsica
Piede Piatto: post-operatorio dopo artrorisi endosenotarsica — Dott. Daniele Priano, Ortopedia Pediatrica · Documento informativo: non sostituisce la visita e le indicazioni del team curante.
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